METHEDRAS – Katarsis

METHEDRAS – Katarsis

Informazioni
Gruppo: Methedras
Etichetta: Punishment 18
Autore: Bosj

Tracklist
1.Circle Of Fire
2.T.D.K.M.
3.Civil War
4.Flag Of Life
5.Slave Your Mind
6.On My Knees
7.Katarsis
8.Mass Control
9.Betrayed Again
10.Nightmares

DURATA: 41:25

METHEDRAS - Katarsis

Gli italiani magari non lo fanno meglio, ma di certo lo fanno con stile. Il quintetto meneghino giunge sotto Punishment18 alla soglia del problematico terzo album e, con una lineup in parte rinnovata, si assurge a realtà di primo livello nel sottobosco italico. Il suono corposo, ruvido e “moderno” di questo Katarsis potrebbe quasi definirsi, in alcuni passaggi, quanto proposto dai conterranei Node unito alla violenza e alle variazioni dei Testament dell’era Lombardo-Di Giorgio, sebbene si tratti senza dubbio di un lavoro personale, vista anche la preparazione non certo di primo pelo degli artisti in questione.
Il thrash che i nostri propongono è sapientemente variegato di influenze death, ed il risultato finale è una perfetta mistura che altro non fa se non scaricare la propria furia come la miglior tradizione insegna. Nonostante il disco sia piuttosto omogeneo, infatti, è piacevole scoprire come i Methedras siano stati in grado di trovare soluzioni anche piuttosto diverse tra loro e centellinarle lungo tutta la durata dell’album, sì da non renderle mai indigeste, ma anzi più che funzionali allo sviluppo del disco; tra queste, su tutte spunta sicuramente la prestazione della cantante ospite Lady Godyva nella traccia di chiusura, Nightmares, unita all’utilizzo di alcuni riff particolarmente catchy quali il motivo centrale di Flag Of Lie, l’interludio e successivo assolo di Betrayed Again o ancora l’intro in crescendo di Mass Control.
Non siamo certo di fronte a nulla di nuovo, ma è piacevole scoprire che, nonostante sia stato già detto tutto, è ancora possibile che talune cose vengano ancora dette quantomeno nel modo giusto, seppur per la ennesima volta.
Ecco quindi che da Circle of Fire alla succitata Nightmares le due chitarre scuotono e percuotono note in puro stile europeo e il comparto ritmico si presenta, pulitissimo e incalzante, a degno supporto di brani compatti e dall’indiscutibile appeal, interpretati più che egregiamente dal cantato sporco Claudio Facheris dietro al microfono (il nome di riferimento è senza dubbio quello di Chuck Billy). Altra nota positiva a detta di chi scrive è la produzione pulitissima, denominatore comune di tutte le produzioni Punishment: se da una parte il disco suona, come già accennato, inevitabilmente “moderno” e “groovy”, dall’altra è possibile apprezzare con precisione e nitidezza tutti i diversi suoni incisi sul dischetto, in barba agli irriducibili oldschoolers.
Un disco, Katarsis, che non pretende nulla, ma si mostra nudo e crudo per quello che è: un divertissement pienamente riuscito che farà al felicità di molti appassionati, se non di tutti, pienamente inserito nel contesto di questo 2009.

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