MIASMAL – Miasmal

MIASMAL – Miasmal

 
Gruppo: Miasmal
Titolo:  Miasmal
Anno: 2011
Provenienza:  Svezia
Etichetta: Detest Records
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TRACKLIST

  1. Mesmerized
  2. Equinox 432
  3. Blissfull Cannonades
  4. We Will Live Forever
  5. Mists
  6. Toxic Breed
  7. Death Mask
  8. Chronicles
DURATA: 36:48
 

La copertina dell'album dei Miasmal raffigura un pozzo circondato da alcuni alberi putrescenti. Penso che sia la cover più adatta per introdurre un eventuale ascoltatore ad un album come questo. Il pozzo raffigurato trasuda oscurità celando ai nostri occhi le cose che potrebbero annidarsi nell'abisso sottostante, lasciando alla nostra immaginazione libero sfogo. Probabilmente cadendo in quel pozzo verremmo inghiottiti da una Lovecraftiana orda di brulicanti esseri viscidi e melmosi che si contorcono in liquami primordiali e puzzolenti di cose morte da secoli.

Questo in sostanza è il suono che viene scaturito dalle casse dello stereo quando facciamo partire l'album d'esordio di questo combo svedese (di Gothenburg, ma che ben poco si immischia con il sound che ha reso famosa questa città): Death Metal svedese imbastardito da roba putrida e lenta alla Autopsy e Asphyx. I ragazzi formano la band nel 2007 e prima di approdare a questo lavoro danno alla luce un Demo ed un Ep, che ritroviamo inclusi come tracce bonus nella versione vinilica. Curiosamente i tre lavori della band sono intitolati allo stesso modo, ovvero "Miasmal". Mancanza di fantasia? Aspettiamo la prossima uscita per eventuali smentite!

Ora, cazzate a parte, e tornando all'album, come dicevo poco fa il suono è paludoso e cupo, a farla da padrone sono gli ottimi riff di chitarra partoriti dal duo Magnus/Pontus, pregevoli sia nelle parti più veloci, ma assolutamente taglienti e insidiosi nelle parti rallentate. Ad occuparsi delle parti vocali troviamo ancora una volta Pontus, che anche qui si distingue per un growl bastardissimo e grezzo come carta vetrata, che strappa via lembi di pelle al passaggio per i padiglioni auricolari. D'altro canto non da meno è la sessione ritmica, con Ruben ed il suo basso distorto che sorreggono senza problemi i colpi dati sulla batteria di Mikael, che magari non eccelle per chissà quale dote tecnica, ma picchia giù duro come il death metal richiede. Ultimo plauso alla produzione, la (per fortuna!) totale assenza di trigger ci regala un bel suono di batteria che riporta direttamente indietro ad una ventina di anni fa.

Un ultimo sguardo all'artwork e poi chiudo. La copertina ve l'ho già descritta in apertura di recensione, ed il resto del booklet si mantiene cupo ed essenziale. Ci sono i testi, qualche ringraziamento, i contatti per scrivere alla band e poco altro, senza troppi fronzoli. Benissimo! Concludendo, posso dire che per quanto mi riguarda ho per le mani un ottimo esordio sulla lunga distanza da parte di una band in forma smagliante. Attendo future pubblicazioni per conferme!

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