Il risveglio del Titano nel nuovo album di Midnight Odyssey

MIDNIGHT ODYSSEY – Biolume Part 1 – In Tartarean Chains

Gruppo:Midnight Odyssey
Titolo:Biolume Part 1 – In Tartarean Chains
Anno:2019
Provenienza:Australia
Etichetta:I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. Hidden In Tartarus
  2. Forever Silenced
  3. Biolume
  4. A Storm Before A Fiery Dawn
  5. Of Golden Age Descended
  6. When Titans Fall
  7. Pillars In The Sky
DURATA:71:37

Il metallaro più disattento potrebbe pensare che In Tartarean Chains sia il primo album di Midnight Odyssey dalla durata accettabile e una svolta verso l’immediatezza e la semplicità di fruizione. In realtà Biolume Part 1 dura solo settantun minuti perché si tratta, appunto, della prima parte di una trilogia che l’australiano ha in programma di pubblicare, sempre tramite la fedelissima I, Voidhanger, nel giro di un anno o poco più. Se tanto mi dà tanto, significa che nei prossimi mesi avremo a che fare più o meno con tre ore e mezzo di nuova musica da parte della one man band di Brisbane.

In Tartarean Chains è quindi un atto iniziale, che quasi certamente andrà a sfociare in un concept più ampio, e prende le mosse dal risveglio di Crono (o Saturno), confinato nel Tartaro dal figlio Giove, re degli Dei. I sette brani dell’album descrivono il Titano e il suo abbandono della prigione, il mondo di sotto, ma anche la voragine oscura ai confini del tutto. “Hidden In Tartarus” è un’introduzione, un racconto della grandezza del padre di Zeus che addirittura include una citazione per intero delle Metamorfosi di Ovidio. Già da “Forever Silenced” però il punto di vista cambia e il racconto passa in prima persona: viviamo il risveglio di Crono, la sua riemersione e la sua confusione, le sue domande e il suo destino, legato a doppio filo a quello del mondo e del cosmo intero. Una narrazione che sembra ripescare dagli esordi di Dis Pater o quasi, dal progetto di breve durata The Crevices Below, che parlava delle crepe del mondo, appunto, ma riletto qui nella chiave cosmica e cosmogonica tipica di Midnight Odyssey.

Musicalmente parlando, In Tartarean Chains continua il percorso di evoluzione intrapreso dall’artista nel mastodontico Shards Of Silver Fade e, parzialmente, nel progetto Dissvarth: il black metal dilatatissimo e circolare è sempre controllato, mai furioso, mentre le sfumature ambient e darkwave a tratti diventano vere e proprie colonne portanti della musica. La produzione e il sound rimangono nettamente digitali, la drum machine fredda e sintetica, e in generale il calore umano in questo album non è di casa. Da un lato la prima parte di Biolume si presenta quindi come il lavoro meno sorprendente nella carriera del polistrumentista australiano, dall’altro mette in evidenza la solita, immancabile qualità compositiva e una cifra stilistica ormai consolidata e inconfondibile. La novità più evidente dell’album non arriva infatti dalla musica, ma dall’aspetto visivo: questa è la prima opera di Midnight Odyssey in cui Dis Pater non si è occupato anche dell’illustrazione in copertina, stavolta opera di Elijah Tamu.

Da tempo non più un ascolto per i soli blackster, ma sempre più vicino ai suoni goth e post-punk più sintetici, Midnight Odyssey continua a raccontare storie di ampio respiro, e a farlo nel migliore dei modi, perché in tutto e per tutto questo è uno dei progetti che più ha influito sulle (ormai non più così) nuove leve dell’intero mondo del black metal atmosferico.

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