Midnight Odyssey - Biolume Part 2 - The Golden Orb

MIDNIGHT ODYSSEY – Biolume Part 2 – The Golden Orb

Gruppo:Midnight Odyssey
Titolo:Biolume Part 2 – The Golden Orb
Anno:2021
Provenienza:Australia
Etichetta:I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. Dawn-Bringer
  2. The Saffron Flame
  3. Golden Orb
  4. Rise Of Thunger
  5. Aurora Burning
  6. The Unconquered Star
  7. Below Horizon
  8. The Chains Become Mine
  9. When The Fires Cool
DURATA:01:42:40

Due cd (o tre vinili) per quasi due ore di male siderale, in viaggio tra le onde del cosmic black metal e la mitologia antica. Il secondo capitolo della saga sulla bioluminescenza di Midnight Odyssey non poteva presentarsi ai nostri occhi diversamente, in tutta la sua fiammante gloria. Dopo l’ottima impressione fatta con In Tartarean Chains, Dis Pater si è preso del tempo extra per un seguito adeguato, infatti nell’ultimo paio d’anni il viandante cosmico australiano ha prima dato alle stampe Ruins Of A Celestial Fire, Ashes From A Terrestrial Fall e lo split Ardorem (Wolfspell Records) con Igric e Aeon Winds, poi è tornato sui familiari lidi di I, Voidhanger Records sguinzagliando The Golden Orb.

Il legame con In Tartarean Chains è palpabile, a partire dai riferimenti alla mitologia greca, richiamati sulla copertina stessa che raffigura un luminoso Elios alla guida del suo carro trainato da quattro cavalli dagli occhi infuocati, il tutto in netto contrasto con lo sfondo montuoso, il cielo ancora notturno ma prossimo al chiarore dell’alba e l’abisso del tartaro, nelle cui ramificazioni scorgiamo sia delle catene che una sorta di mostruosa figura titanica. In basso, al centro, è possibile chiaramente distinguere due simboli di vitale importanza per il concept imbastito da Dis Pater: in primis, la falce di Saturno, richiamo ulteriore alla stessa copertina di Biolume Part 1; in secundis, il punto cerchiato, simbolo solare, dal quale sembra colare un rivolo di sangue. Ancora una volta a contribuire alla giusta resa di questa epica saga sono stati Elijah Tamu (Ikonostasis), firmando le copertine di questi primi due volumi di Biolume, e Patrick W. Engel (Temple Of Disharmony), autore del mastering di The Golden Orb così come del suo predecessore. Per il resto, come sempre, è stato il solo Dis Pater a orchestrare gli oltre cento minuti di musica qui presentati.

The Golden Orb si apre chiarendo fin da subito i toni che adotterà: non c’è oppressione cosmica, non si avverte lo svuotamento tipico di un’odissea per le profondità siderali, bensì un inatteso calore, quasi come se Dis Pater si fosse piazzato accanto a un astro nel registrare il secondo atto di Biolume. I livelli di epicità salgono mano a mano che si va avanti con l’ascolto dell’opera, così come a crescere sono i riferimenti all’intricato concept solo sfiorato nel precedente In Tartarean Chains. Se Midnight Odyssey ha dialogato con la luna e le stelle (“A Storm Before A Fiery Dawn”), preferendo la bioluminescenza alla ferocia della luce del sole (“Biolume”), ora non c’è più via di fuga per l’entità imprigionata nel Tartaro e a chiarirlo è già l’apripista “Dawnbringer”: «The fires of sunlight / Will drain what is left / Of the titan’s life-force / And render his doomed end». C’è passione, in Biolume Part 2, c’è ira (“Aurora Burning”), c’è vitalità, ma anche il presentimento della fine (“The Unconquered Star”), l’ombra persistente della chiusura del cerchio che inevitabilmente farà seguito all’inizio di ogni nuovo ciclo (“Below Horizon”). La conclusione di questo ennesimo giro attorno al sole è affidata prima a “The Chains Become Mine”, che setta il mood a dovere con la sua intro dall’incedere tristemente premonitore e il cantato pulito dai toni quasi solenni, e poi a “When The Fires Cool”, il brano più breve dell’intero lotto, capace però di raggiungere in poco più di cinque minuti picchi di epicità inattesi, per il finale di un disco di queste proporzioni.

Di cosmic black stricto sensu, ormai, non ce n’è più tantissimo in Midnight Odyssey. La tendenza alla ricerca dell’atmosfera e dell’epicità è palese, così come l’aumento delle voci pulite e delle sezioni più squisitamente dark a discapito degli elementi caratteristici del metal estremo. Eppure non c’è assolutamente nulla di negativo in Biolume Part 2, anzi. Il vero problema di The Golden Orb è che è solamente la seconda parte di una trilogia lunga e complessa, il cui minutaggio totale potrebbe di questo passo toccare anche le quattro ore totali, delle quali quest’album non rappresenterebbe che una metà, se ci va bene. Dire che Dis Pater ha di nuovo tirato fuori l’ennesimo ottimo disco, a questo punto, sarebbe non solo banale ma anche falsato, come giudizio, perché ho il serissimo presentimento che, quando vedrà la luce, Biolume Part 3 arricchirà così tanto il quadro da farci rivedere e rivalutare l’intera trilogia. Le aspettative, possiamo dirlo, sono perciò più alte che mai per il futuro di un progetto che, nonostante tutto, pare abbia ancora molto da dire.

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