MIDRYASI – Corridors

 
Gruppo: Midryasi
Titolo:  Corridors
Anno: 2009
Provenienza:  Italia
Etichetta: Iron Tyrant
Contatti:

Facebook  Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Corridors
  2. Woman Of Doom
  3. Steal My Breath
  4. The Cave
  5. Lize
  6. Another Hell Within [Space Suite Version]   
DURATA: 41:46
 

L'Italia sta vivendo un periodo storico in cui il doom e il rock stanno finalmente prendendo piede a macchia d'olio siano essi combinati con attitudine stoner, heavy o psichedelica l'importante è che il seme si diffonda. La band lombarda dei Midryasi rientra in questa ondata che fa del suono desertico e space una delle componenti fondamentali. Attiva dal 2002 e con alle spalle un album omonimo e uno split con i romani Doomraiser, "Behind The Same Cross", si ripresentano nel 2009 con un disco nuovo di pacca intitolato "Corridors".

Il mondo musicale che la formazione ha assorbito e propone è fatto di trip veri e propri derivanti da ascolti che rimandano a Black Sabbath, Pentagram, Iron Butterfly e Hawkwind, una fusione di dinamiche oscure, viaggi sognanti e momenti progressivi. Quaranta minuti costellati da passaggi hardrockeggianti ricchi di sfumatore, variazioni di tempo e una prestazione vocale più volte al limite col teatrale per l'attitudine evocativa che Convulsion (basso-voce), aka Geilt dei nostrani Doomsword, possiede e sfrutta egregiamente.

Per quanto la derivazione musicale dai grandi nomi citati sia presente, ma sostanzialmente naturale nel flusso, non vi sono ostacoli durante ll'ascolto, si percepisce l'energia e la personalità del trio in ogni scelta e minima esternazione umorale, certo è che quando in "Corridors" subentra il flauto il collegarsi al capolavoro "Warriors On The Edge Of Time" è inevitabile.

"Woman Of Doom" è un esempio classico di proto-doom, quello che sul finire degli anni Settanta avrebbe influenzato poi di rimando la NWOBHM portando alla ribalta gente come i Witchfinder General. È realmente stupendo l'assolo incastonato intorno al terzo minuto del pezzo, suadente ed efficace tanto da far smuovere una statua. La vena Hawkwind torna a scorrere fluida ed esasperatamente acida nell'accoppiata centrale in scaletta formata da "Steal My Breath" e "The Cave" lasciando a "Lize" il compito di spezzare il mood trasportandoci per un attimo in un universo parallelo rispetto a quello sinora udito. La canzone è dotata di un incedere più dolciastro e carico di un fascino morbido dovuto ai passaggi di chitarra che alternano partiture pulite a sferzate elettriche prestanti, il supporto dei sintetizzatori poi creano un effetto peyote costante da goduria.

Posta in chiusura c'è la mastodontica "Another Hell Within", traccia già presente nello split antecedentemente rilasciato e riproposta in una versione alternativa. Il succo della storia è che finito un viaggio se ne intraprende un altro più lungo e devastantemente alterato, immaginate d'essere la pallina che sta per esser scagliata sulla roulette e che le note siano il croupier pronto a lanciarvi facendovi girare come una trottola tanto che, i vostri pensieri si compattano in un'unica sensazione dispersiva e allo stesso tempo andrenalicamente slanciata.

È un centro pieno quello colpito dai Midryasi con "Corridors" e ancora una volta posso affermare che quando gli italiani ci mettono la vera voglia, togliendo dal piatto manie di protagonismo e pipparolate da ammazza strumenti, i risultati sono più che spettacolari, questi ragazzi ne sono la prova tangibile.

Facebook Comments