MIND:SOUL – The Way It Should Be

 
Gruppo: Mind:Soul
Titolo: The Way It Should Be
Anno: 2013
Provenienza: Olanda
Etichetta: Layered Reality Productions
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TRACKLIST

  1. Breakpoint Hour
  2. Novae
  3. Sequence #1 (Post-Utopian)
  4. Pillow Talk
  5. Drown Together
  6. Caught
  7. Sequence #2 (Post-Dystopian)
  8. I Tried To Help
  9. Over
  10. Sequence #3 (Embrace Of Liberation)
  11. Forever
  12. Sequence #4 (Mind Reset)
  13. One Night Alone 
DURATA: 66:29
 

Ambiziosi questi Mind:Soul, gruppo prog metal olandese prodotto dalla Layered Reality Productions: attivi dal 2011, dopo due anni e altrettanti EP si sono lanciati nel loro primo full, "The Way It Should Be", che non nasconde il suo voler puntare in alto. Il disco è infatti un lungo ma scorrevole concept album dedicato al tema dell'amore tra un uomo e una donna, ma visto sotto un'ottica diversa dalla canonica e melensa love-story, tutta cuoricini e zucchero.

Quella musicata è la storia di due persone emotivamente fragili che si innamorano profondamente ma, per via dei loro problemi passati, non riescono a vivere serenamente il loro amore: nel corso dell'ora abbondante, i due protagonisti si scontreranno, separeranno, confronteranno, fino all'epifania finale sulle loro rispettive vite e le strade che devono essere intraprese per avere finalmente controllo sulla loro esistenza, senza rimanere incatenati ai demoni del passato. I testi sono assolutamente uno dei punti forti: semplici, diretti, mai pomposi ma nemmeno banali, riescono bene a trasmettere le diverse emozioni della coppia.

Musicalmente siamo di fronti a un disco prog metal abbastanza classico, che non nasconde di essere figlio dei Dream Theater di "Awake": guidati dal polistrumentista e bravo cantante Tom de Wit, stando ai crediti il vero "demiurgo" del disco e della band, i Mind:Soul hanno sfornato una prestazione molto solida e convincente, nonostante alcuni nei che evidenzierò successivamente.

Il primo brano, "Breakpoint Hour", parte al fulmicotone, con riff e voci che ricordano i Kamelot, per proseguire con variazioni di tempo e intermezzi strumentali tipici del lato metal del progressive. Subito emergono un pregio e un difetto che accompagneranno l'intero disco: da un lato c'è la buona prestazione del batterista Raul Tămas, preciso e vario nei suoi stacchi; dall'altro abbiamo una produzione che, esaltando le chitarre, mette sovente in secondo piano le tastiere e i sintetizzatori della coppia le Fèvre-de Wit che invece, per il tipo di musica proposta, meriterebbero maggior risalto. "Novae" dal canto suo è un pezzo che più "dreamtheateriano" non si può: introduzione sincopata alla "Erotomania", ritornello melodico e orecchiabile quanto basta che "apre" la canzone, lunga variazione strumentale a spezzare il tutto. "Sequence #1" è il primo di quattro intermezzi che di fatto sanciscono i "cambi di direzione" della storia descritta dal concept album: purtroppo, vuoi per i problemi di produzione di cui sopra, vuoi per una composizione poco ispirata, nessuna delle quattro "Sequence" risulta convincente, dimostrandosi poco più che funzionali all'economia del racconto.

Se il gruppo di Petrucci e LaBrie costituisce l'ispirazione principale dei Mind:Soul, da "Pillow Talk" in poi, passando per "I Tried To Help" e "Forever", possiamo ritrovare alcuni echi degli Opeth, con una voce in growl e riff di chitarra più pesanti, che non sfociano mai però nel death vero e proprio e non oscurano la melodia di fondo dell'intera produzione; nella già citata "I Tried To Help", uno dei migliori brani del lotto, troviamo addirittura una bella digressione dal sapore reggae.

"The Way It Should Be" è un album, come dicevo, solido e coraggioso. È indubbiamente un po' prolisso, con alcuni pezzi come le "Sequence", il conclusivo "One Night Alone" e "Over" non molto ispirati e con un'identità tanto decisa quanto derivativa e debitrice dei primi lavori dei Dream Theater. Gli olandesi tuttavia suonano molto bene, il concept è ispirato e il disco risulta piacevole e scorrevole nonostante i difetti prima riportati. Una buonissima opera di debutto per una band che ha sia il potenziale che l'ambizione per dare alle stampe un secondo lavoro ancora migliore.

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