MINDCRIME – Checkmate The King

MINDCRIME – Checkmate The King

 
Gruppo: Mindcrime
Titolo:  Checkmate The King
Anno: 2014
Provenienza:   Italia
Etichetta: Red Cat Records
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TRACKLIST

  1. Stormchild
  2. Betrayed Him Again
  3. Flying In The Wind
  4. Until The Twilight Comes
  5. Once Upon A Day
  6. Life On The Run
  7. Spell You're Under
  8. War In The Name Of Peace
  9. Paths Paved With Gold
  10. We Were Dreaming
  11. You Always Believed In Me
DURATA: 57:20
 

Negli anni '80 ci fu un vero boom di gruppi a metà tra l'Hard Rock e l'Heavy Metal: Dokken, Whitesnake, Queensrÿche e una valanga di altri. Credo sia impossibile contarli tutti, così come quelli citati non vogliono certo essere considerati i più importanti, ma piuttosto vanno giudicati come i diretti ispiratori dei nostrani Mindcrime. Gruppo capitolino dalla fortissima tradizione ottantiana, con "Checkmate The King" riescono finalmente a proporsi al grande pubblico andando a toccare corde che qualcuno potrebbe reputare un po' fuori moda.

I romani prendono di certo spunto dalla scena Glam, ma ne esplorano la parte più dura e serrata. Il risultato è un disco di Hard Rock che sa volutamente sia di antico (in senso buono), sia di moderno nei momenti più intensi (sulla falsariga dei Velvet Revolver), come nel caso di "Flying In The Wind" e "We Were Dreaming", decisamente la canzone più riuscita del disco. Purtroppo però questa sua natura retrò gioca troppo spesso la carta della nostalgia, cadendo in cliché ed "errori di gioventù" che negli anni '80 erano pur perdonabili, ma che oggi difficilmente si superano. È il caso di brani come "Betrayed Him Again" e "Spell You're Under" che, tra la ripetizione degli stessi giri fino allo sfinimento e ritornelli poco ispirati, intoppano l'ascolto di un album dai continui alti e bassi. Questi si presentano anche nelle ballate più tradizionali, con una classica intro acustica con seguente assolo ispirato ("Once Upon A Day"), o con un continuo arpeggiato più calmo e un ritornello che ti entra in testa ("Paths Paved With Gold"). Se, però, la prima appare a tratti fin troppo alta, appiattendo la performance di Bruno Baudo alla voce, la seconda invece non offre spunti memorabili, pur proponendo un mix che ho trovato maggiormente convincente rispetto a "Once Upon A Day".

Un elemento che, secondo il sottoscritto, influisce un po' troppo in questa smorzatura di enfasi è sicuramente la troppa presenza vocale e la relativa assenza di una prima chitarra riconoscibile (giusto "Life On The Run" ci regala un signor assolo). Azzarderò un paragone eccessivo, ma i gruppi a cui più facilmente riesco ad affiancare stilisticamente i Mindcrime hanno sempre avuto una componente ritmica spiccatissima (pensiamo a Slash con i già citati Revolver) o una presenza di tecnicismi chitarristici al limite della sboronaggine. Capisco perfettamente il voler creare una propria identità, obiettivo che tutto sommato è anche ben rispettato, tuttavia il risultato finale sembra quasi cercare di assumere una forma, per poi annullarsi e ripartire da capo.

Attenzione però a non sottovalutare "Checkmate The King": come ho già detto, non mancano gli alti, i quali sembrano davvero tutti raggruppati nell'ultimo terzo di disco. La diretta "War In The Name Of Peace" o la più complessa "You Always Believed In Me" — che ricorda molto lo stile dei Queensrÿche, gruppo del quale i Mindcrime hanno suonato cover per molto tempo prima del rilascio del disco — sono un vero piacere da ascoltare e dimostrano una certa vena compositiva che speriamo vivamente sia approfondita.

Insomma, forse un album di debutto che avrebbe potuto dire di più, ma che non ha paura di mostrare tutte le carte in mano ai cinque romani. Alcune sono delle briscole, altre hanno una facciata di poco conto: resta solo da capire quali giocare per affermarsi con efficacia. Chissà che seguire le proprie origini non possa portare a qualcosa di inaspettato.

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