MINUS THE BEAR – Infinity Overhead

Informazioni
Gruppo: Minus The Bear
Titolo: Infinity Overhead
Anno: 2012
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Big Scary Monsters
Autore: Mourning

Tracklist
1. Steel And Blood
2. Lies And Eyes
3. Diamond Lightning
4. Toska
5. Listing
6. Heaven Is A Ghost Town
7. Empty Party Rooms
8. Zeros
9. Lonely Gun
10. Cold Company

DURATA: 41:45

Ogni tanto mi rilasso, via il metallo per fare spazio ad altre sonorità, in questi giorni è stata la volta dei Minus The Bear. La formazione di Seattle ormai veterana della scena "alternative", non saprei catalogarli fra indie, electro e math-rock, ha avuto un'evoluzione costante dove "Infinity Overhead" si pone come il quinto mattone in una discografia priva di passi falsi.
Per quanto il sound di questa nuova opera non rappresenti un passo definito e sostanziale verso un futuro ancora una volta differente da ciò che è stato, è possibile notare nuovamente come la band punti sempre e voglia di andare oltre dando maggior spazio alla voce o alle chitarre o alla ricerca compositiva nel complesso. La cinquina di dischi ha di per sé il carattere e la forma che i Minus The Bear volevano farle possedere, quali sono quindi le note positive in questo nuovo capitolo?
Iniziamo con la variante atmosferica, vi accorgerete di come vi sia un chiaroscuro andante che pervade, illumina o adombra la scaletta, l'opener "Steel And Blood" e "Lies And Eyes" rilasciano vibrazioni positive, abbastanza allegre da rilassare e preparare a une lenta e carezzevole discesa che assume le sembianze di un velo di malinconia già a partire dalla successiva triste "Diamond Lightning". La dose viene rincarata con la struggente "Heaven Is A Ghost Town" dal ritornello intensissimo, per fortuna a equilibrare questa sensazione di melancolia dirompente si hanno anche momenti più "free", come quelli contenuti in una "Lonely Gun" condita da un'attitudine retrò disco intrigante e la più movimentata "Cold Company" che sul finire del platter riaccende gli animi iniettando un po' di grinta nelle chitarre e un paio di assoli che allontanano il torpore.
Strumentalmente la situazione fila liscia come l'olio, nulla da poter recriminare, ottima la prestazione del batterista Erin Tate e del cantante Jake Snider, più in primo piano rispetto ad altri frangenti del recente passato; altrettanto pratica e di qualità la produzione a cura dell'ex membro Matt Bayles, uno che dietro la consolle ha offerto dei gran servigi al mondo rock e metal, lo ricorderete in album quali "Down The Upside" dei Soundgarden, "Blood Mountain" dei Mastodon, "Oceanic" degli Isis e "We Are The Romans" dei Botch, quest'ultima formazione vede nella propria line-up Dave Knudson, chitarrista proprio dei Minus The Bear.
Finora si è citato il buono, adesso c'è da mettere in evidenza anche qualche piccola ma significativa pecca, è strano da dirsi ma gli statunitensi stavolta sembrano avere il freno a mano tirato. L'esplorazione è stata alquanto ridotta, sembra che siano in fase d'assestamento dopo "Omni", staranno forse provando a registrare il sound, qualcosa però non quadra dato che "Toska" e "Zeros" insolitamente pare che vaghino leggermente sconnesse dal gruppo; stessa sensazione che si riceve dalla prova delle due chitarre di Jack e Dave in alcune, a dir il vero poche, circostanze meno brillanti del solito.
Che il mutare dei Minus The Bear sia ancora in corso lo si poteva sospettare, come del resto è possibile incappare in una fase di "stanca", certo che se tutte le band non in forma smagliante tirassero fuori dal cilindro un disco del calibro di "Infinity Overhead" ci eviteremmo chissà quante uscite ridicole di anno in anno.
Underground sì ma di classe, per i fan del combo di Seattle questo platter finisce di diritto nella lista acquisti; a coloro invece che sono appassionati delle miscele sonore affini a quella proposta dai The Minus Bear, consiglio un ascolto attento e poi dipenderà dal portafogli dire sì o no.

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