MNHG - Mundare

MNHG – Mundare

Gruppo:MNHG
Titolo:Mundare
Anno:2021
Provenienza:Germania
Etichetta:Immortal Frost Productions
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TRACKLIST

  1. Introduction
  2. Blasphemic Warfare
  3. The False Prophet, Rise
  4. Babylon, The Whore
  5. Praise The Beast
  6. Reborn In Suffering
  7. Ride For Me
  8. I.N.R.I.
  9. The Darkest Strain
  10. Here Comes The Truth
  11. Revelation
  12. Transition
DURATA:39:21

Nel 2020 è successo che tre dei cinque membri dei poco noti pagan metaller tedeschi Thyrgrim hanno deciso di mettere in piedi un’altra band, se possibile con uno spirito ancora più chiuso e integralista, è così che sono nati gli MNHG. Non ci è dato sapere se sia o no l’acronimo di qualcosa, difficile che abbiano deciso di chiamarsi così per il codice ICAO dell’aeroporto di Hato Grande in Nicaragua, o per gli elementi chimici manganese e mercurio.

Con un libretto basato sostanzialmente sull’iconografia delle incisioni medievali a base di memento mori, mostri biblici e gente incazzata con falci e forconi fra le mani, Mundare (che in latino significa pulire, almeno questo lo sappiamo) ci offre quaranta minuti di black’n’roll banalotto. Scordatevi il tiro di certi pezzi degli ultimi Darkthrone, che il marciume e il cazzomenefrega ce l’hanno nel midollo, gli MNHG danno perfino l’impressione di divertirsi poco, e questo non è male, è peggio, per un genere che fa del disimpegno e dell’essere scanzonato le sue ragioni di vita. L’album è prodotto perfino troppo bene da Mario Dahmen, che su queste pagine ci è finito per via del suo progetto Schwermut, e galleggia nelle orecchie sempre allo stesso livello, senza dimenarsi per non affogare e senza mai scendere davvero in profondità. Un lavoro uniforme all’ennesima potenza, questo Mundare, che non ti fa drizzare dalla sorpresa nemmeno per sbaglio, in cui neppure la voce esce mai dal registro dello scream lacerato e lacerante; il resto è un compitino: batteria che fa tupatupa e chitarre che tra un riff e l’altro infilano assoli più storti dei quadri che ho in casa.

Un consiglio per gli MNHG potrebbe essere di cambiare genere un’altra volta, magari suonando qualcosa in cui credono e non per riempire un compact disc. Un’uscita abbastanza deboluccia per Immortal Frost, una label che ci ha abituati a ben altra qualità.

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