MONOBROW – Big Sky, Black Horse

 
Gruppo: Monobrow
Titolo: Big Sky, Black Horse
Anno: 2014
Provenienza: Canada
Etichetta: Autoprodotto
Contatti:

Facebook  Bandcamp  Reverbnation

 
TRACKLIST

  1. Cicada
  2. These Mountains Don't Want Us Here
  3. Ancient Arctic Wanderer
  4. Old Man Mouthbreather
  5. The Surveillance
  6. Hamartia
  7. Big Sky, Black Horse
  8. Immortal Dwarf [traccia bonus]
DURATA: 49:44
 

Il panorama stoner-doom è sempre più ricco e il numero di compagini che si cimentano in proposte del genere è elevatissimo e tende a crescere di giorno in giorno. Non c'è più alcuna nazione che non si sia appassionata a questo tipo di sonorità e il Canada non fa di certo eccezione. È infatti dalla fredda terra nordamericana che provengono i Monobrow, trio di Ottawa (Ontario) composto da Paul Slauter (chitarra), Sam Beydoun (basso) e Brian Ahopelto (batteria) che raggiunge il traguardo della terza uscita ufficiale con "Big Sky, Black Horse".

I Nostri propongono musica esclusivamente strumentale che sfrutta la forza delle note e la loro capacità melodica di imporsi e di rendersi affascinanti, creando situazioni atmosferiche vibranti che attingono sia dal lato classicamente riconducibile allo scenario doom che dai contesti cosmico-psichedelici. Il risultato di questa piacevole unione ha dato vita a una serie di brani la cui esposizione viene contaminata da sfaccettature progressive in "Cicada" e folcloristiche in "These Mountains Don't Want Us Here", canzoni che si dimostrano discretamente disinvolte nello sfoderare le armi in dotazione citate. In occasione di episodi come "Ancient Arctic Wanderer", "Old Man Mouthbreather" e "Big Sky, Black Horse", i Monobrow danno un ulteriore sfoggio delle loro qualità artistiche, alternando movenze dal passo più pesante e roccioso ad altre in cui è l'effetto ipnotico-sognante ad avere la meglio.

Gli album privi di una presenza vocale — preposta a far da traino, da contorno o abile nel fondersi con la prestazione strumentale — sono spesso difficili da assorbire: ci si può innamorare sin da subito dell'ascolto, trovando una connessione istintiva con ciò che il gruppo porge all'orecchio, oppure si può correre il rischio di usufruirne relegandoli al ruolo di gradito sottofondo o ancora nel peggiore dei casi ci si può annoiare, chiedendosi più volte il perché della rinuncia all'ulteriore estensione emotiva che un cantante avrebbe potuto — più o meno — garantire. Forse questo ultimo lavoro dei Monobrow potrebbe anche farvi sollevare tale quesito, tuttavia per il sottoscritto rimane chiaro il fatto che un disco simile sia di per sé in grado di accompagnare e allietare l'ascoltatore in un viaggio rilassante e brillante più che benaccetto. Non vi resta quindi che provare per credere.

Facebook Comments