Monolithe - Okta Khora

MONOLITHE – Okta Khora

Gruppo:Monolithe
Titolo:Okta Khora
Anno:2020
Provenienza:Francia
Etichetta:Les Acteurs De L’Ombre Productions
Contatti:Facebook  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Okta Khora (Part 1)
  2. Onset Of The Eighth Cycle
  3. Dissonant Occurence
  4. Ignite The Heavens (Part 1)
  5. Ignite The Heavens (Part 2)
  6. The Great Debacle
  7. Disrupted Firmament
  8. Okta Khora (Part 2)
DURATA:48:00

I Monolithe ormai sono inarrestabili, non passa anno senza che la creatura di Sylvain Bégot pubblichi un album in studio, arrivata ormai al sesto in poco più di sette anni (il precedente Nebula Septem era della primavera 2018). Nonostante questo ritmo stacanovista, l’aspetto più affascinante della band parigina è che di ogni lavoro che pubblica si potrebbe scrivere un trattato, perché i concept e le strutture alle spalle della musica sono tra i più elaborati che si trovino in giro. Non solo tanta musica, quindi, ma anche tantissimo approfondimento a monte arricchiscono le opere dei francesi.

Per poter affrontare al meglio Okta Khora i Monolithe si sono premurati addirittura di pubblicare una serie di video (ben nove) in cui discutono approfonditamente il concept e tutti gli aspetti legati alla sua messa in musica. Da qui scopriamo che la narrazione ruota attorno a «una civiltà aliena convinta di dover riportare l’universo allo stato di caos primordiale (…) attualmente imbarcata nella propria ottava crociata». Già la scelta del termine crociata lascia intendere un sottotesto fortemente religioso, e i quarantotto minuti di musica si dipanano via via seguendo la scia di distruzione di questa razza di fanatici.

Tutto questo viene raccontato attraverso un death-doom molto melodico e arioso, definitivamente distante dai paesaggi sonori funeral che contraddistinsero i Monolithe nel loro primo periodo di attività, ormai quasi vent’anni fa. I riferimenti del gruppo d’oltralpe oggi sono decisamente più diretti e assimilabili, vicini ai primi Draconian e agli Swallow The Sun, ma senza mai dimenticare l’aggiunta di qualcosa in più, qualche elemento distintivo che renda la proposta di Bégot e compagni diversa da quella di tutti gli altri. In questo caso è soprattutto la parte centrale di Okta Khora a differenziarsi: le due strumentali “Ignite The Heavens” vedono la partecipazione di numerosi ospiti, e si arricchiscono di contrabbasso, violoncello, flauto e sassofono. Queste aggiunte relativamente distanti dal mondo del metal e di primo acchito ancor più lontane dall’immaginario fantascientifico si rivelano incredibilmente adatte, e sembra davvero di trovarsi davanti alla colonna sonora di una space opera, persi nel vuoto a gravità zero. Il lavoro fatto dai Monolithe per dare drammaticità alla propria musica è assolutamente di primo livello, e la scrittura di Bégot (autore anche in questo caso di tutte le musiche, dei testi e della produzione) è sempre ispiratissima.

Oltre ai musicisti ospiti, i Monolithe danno stavolta anche il benvenuto a un secondo cantante, Sébastien Pierre, che si divide il compito con la voce ufficiale nonché chitarrista Rémi Brochard. Non solo, in cerca di una resa grafica il più possibile d’impatto per dare corpo alla propria narrazione, la band si è rivolta nell’occasione ad Alexander Preuss, l’artista visuale tedesco già visto (e apprezzato) all’opera su concept fantascientifici in casa Progenie Terrestre Pura. Suoi sono i paesaggi siderali e le complesse astronavi che arricchiscono il libretto dei testi, e che in tutto e per tutto aggiungono valore all’album. Tra ospiti, artisti e riferimenti cross-mediali, di fatto sembra quasi di essere di fronte alla prova di un collettivo artistico che non a un semplice disco in studio di una band.

Okta Khora però non si ferma qui, e porta avanti l’abitudine dei francesi di giocare con i numeri: per l’ottavo album, appunto, oltre al titolo strettamente correlato (dal greco otto e caos), abbiamo otto brani, quattro strumentali e quattro cantati, della durata di rispettivamente quattro e otto minuti esatti ciascuno. I pezzi sono poi posizionati in un modo preciso: quattro-otto-otto-quattro-quattro-otto-otto-quattro, una giustapposizione che visivamente ricorda il numero otto, ma anche un simbolo di infinito o un nastro di Möbius. Durata totale, ovviamente, quarantotto minuti.

Potrei andare avanti ancora a sviscerare tutti i dettagli nascosti di un lavoro assolutamente denso e stratificato, ma uno degli aspetti più divertenti di affrontare un disco del genere è proprio quello di scoprirli un po’ per volta, ascolto dopo ascolto. La cosa importante è che i Monolithe oggi sono una band in stato di grazia, un passaggio obbligato per tutti gli amanti del death-doom, della fantascienza, della buona musica.

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