Mordicus - Dances From Left

MORDICUS – Dances From Left

Gruppo:Mordicus
Titolo:Dances From Left
Anno:1993
Provenienza:Finlandia
Etichetta:Thrash Records
Contatti:Myspace
TRACKLIST

  1. Ghosts Of Unconsciousness
  2. Hypnotized
  3. Perceptions From A Deceiving
  4. Memory
  5. The Mind Reaper
  6. A Past Defeated Suffering
  7. The Same Old Collision
  8. Misery Of A Profaned Soul
  9. A Never Ending Fall
DURATA:45:47
Salto nel passato per parlare di una delle tante realtà celate dal tempo e dalla dimenticanza: i Mordicus, autori di un solo disco nel 1993 e di un altro, mai pubblicato, nel 2000. Dance From Left fu una di quelle produzioni di buon livello ma che in un periodo di splendore assoluto del genere come quegli anni purtroppo passò inosservata.È un lavoro che suona molto svedese nel riffing, e che oltre una buona marcia di matrice thrash innesta varianti che vanno dall’apertura melodica al feeling jazzistico. Dieci brani che vantano un’anima propria, una personalità definita e che per certi versi riconducono all’aura che un altro disco di quell’anno (non raggiungendone le vette) avrebbe trasmesso influenzando il panorama in maniera indelebile, Heartwork dei Carcass. C’è infatti una sana dose di heavy metal che sprizza nelle note scandite da questo Dances From Left, un valido esempio è il brano “Eternia” dove questi richiami si fanno ben chiari.

Quello dei Mordicus non è un disco veloce, sparato a mille, per quanto a suo modo non lesini sulla violenza; Dances From Left sviluppa una carica continua, che viene intervallata solo da brevi apparizioni acustiche che potrebbero riportare alla mente certe scelte degli Unanimated. “Cybernetic Summer” è uno dei due brani strumentali che insieme a “Flames Beneath My Sleep” vengono inseriti a orpello di questa creatura alquanto particolare per l’epoca. Lo stile dei Mordicus, così marcatamente distante dalla visione greve e oscura del periodo, da una parte li mise in risalto come diversi tutti i loro contemporanei, dall’altra li condannò ad essere dimenticati, proprio perché non assimilabili a nessun altro. C’è da dire però che brani come “Unholy Wrath”, “Blood Under Ice”, “Oceans” o la conclusiva “Christcide” erano tutt’altro che gentili carezze, solo non facilmente assimilabili e forse avanti di un paio d’anni come visione rispetto alle formazioni di quel periodo.

Un album non per tutti, e di sicuro chi è legato alla parte più marcia, ruvida e tradizionalista troverà i Mordicus fin troppo innovativi; è comunque giusto dedicare un ascolto (e anche più d’uno) a uno dei tanti lavori di pregio che il passato ci ha regalato.

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