Mother Of Graves - Where The Shadows Adorn |

MOTHER OF GRAVES – Where The Shadows Adorn

Gruppo: Mother Of Graves
Titolo: Where The Shadows Adorn
Anno: 2022
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Wise Blood Records
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TRACKLIST

  1. Where The Shadows Adorn
  2. Rain
  3. Tears Like Wine
  4. The Emptiness Of Eyes
  5. Of Solitude And Stone
  6. The Crown
  7. Ghost In The Twilight
  8. The Caliginous Voice
DURATA: 43:34

Una delle cose che mi galvanizzano maggiormente quando cerco di documentarmi sui progetti da recensire è il fatto di apprendere nozioni che prima mi erano ignote: ad esempio, grazie ai Mother Of Graves ho scoperto che nella mitologia baltica è contemplata l’esistenza di una divinità protettrice femminile chiamata Kapu māte, traducibile appunto come Madre delle lapidi/sepolture.

Nonostante il nome sia stato scelto per rendere omaggio alle radici lituane del chitarrista Chris Morrison, la collocazione geografica del gruppo è da fissare negli Stati Uniti, in particolare nell’Indiana. Dopo un EP e due singoli (uno dei quali felicemente piazzato all’interno della compilation Metal Massacre XV, pubblicata dalla Metal Blade), il quintetto torna ora a farsi notare con il primo album intitolato Where The Shadows Adorn, uscito sotto l’egida della Wise Blood Records.

Il connubio riuscito fra death melodico e doom granitico ci riporta subito indietro di circa tre decenni, facendo balenare alla mente giganti della tristezza come Anathema e Katatonia. I Mother Of Graves non sfigurano di fianco a questi esempi illustri, anzi ci regalano un disco che trasuda una malinconia onnicomprensiva, nella quale chiunque può immedesimarsi. Le tracce contenute all’interno di Where The Shadows Adorn non sono però incentrate soltanto sulla tristezza in sé: infatti i pezzi toccano tematiche diverse, che trovano una corrispondenza anche sul piano dell’arrangiamento, mantenendo però la coerenza con l’anima complessiva dell’opera. Ad esempio, brani che vogliono dare voce al dolore inteso come afflizione (“Tears Of Wine”, “Rain”) associano struggenti chitarre melodiche alla pesantezza doom; a volte, questi riff sono impegnati in uno struggente dialogo con la tastiera, altre volte vengono assunti come protagonisti delle parti strumentali che intervallano la potente voce oltretombale di Brandon Howe. Ci sono poi alcuni momenti in cui la rabbia sembra avere la meglio: in questi casi la melodia, pur sempre presente, prende forme più accelerate e furiose, nelle quali l’anima death dei Mother Of Graves emerge in maniera più preponderante (“Solitude And Stone”), talvolta unita anche a una regressione verso un doom ancora più ancestrale rispetto alle sonorità degli anni Novanta sopra citate (“Ghost In The Twilight”).

A mio avviso, Where The Shadows Adorn è uno degli album doom più riusciti tra quelli che hanno visto la luce negli ultimi mesi: pur evocando sonorità che possiamo definire rétro per il genere proposto, suona decisamente attuale e universale, dal momento che porterebbe anche un masso montano a precipitare nel malessere esistenziale. Un ascolto che definire imperativo è dir poco.