MOTHERTRUCKER – Dark Transmi55ions

MOTHERTRUCKER – Dark Transmi55ions

Informazioni
Gruppo: Mothertrucker
Anno: 2009
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/mothertrucker
Autore: Mourning

Tracklist
1. Chudleigh
2. You Don’t Cut Another Man’s Steak
3. Liddell Couture III
4. Church Stretton
5. Midnight Sin
6. Festival Strength
7. Sweet Mahal

DURATA: 58:14

MOTHERTRUCKER - Dark Transmi55ions Formazione britannica quella dei Mothertrucker, nel 2009 riesce a dar vita al debutto “Dark Transmi55ions”, un album veramente intenso che fonde doom, stoner, post metal e noise in una prestazione di tutto rispetto.
Spesso anche solo provare a far convivere più stili può risultare difficoltoso, è vero che in questo caso i generi e le soluzioni hanno molto in comune trovando strade larghe da percorrere per la commistione e la susseguente amalgama, fatto sta che la bravura del quartetto unicamente strumentale sta proprio nel rendere il disco il più vibrante possibile.
Un’ora che si sciorina con facilità al contatto con l’orecchio assorbito e divertito dalle miscele che vedono protagonisti dai Kyuss ai Pelican, dai Mogwai ai Sonic Youth riuscendo ad accostare l’animo desertico alle atmosfere febbricitanti del post e all’avanguardismo sperimentale di trovate degne dei Mastodon.
Ci si divincola fra riff schiacciasassi e additivi heavy che si propagano quando meno uno se l’aspetti alternati a fasi fortemente grevi e massicce che creano dei solchi mentali profondi che danno la possibilità d’impattare con canzoni del calibro di “You Don’t Cut Another Man’s Steak” e “Church Stretton” assorbendole come un pugno diritto alla bocca dello stomaco.
Dapprima si è privati di fiato per poi essere costretti a un lento e affannoso recupero nei brani scanditi dalle divagazioni aperte dal cospicuo surrealismo che le chitarre vanno a disegnare con i continui cambi d’umore.
Le sensazioni rilasciate dagli episodi in queste “avventure” musicali sono fondamentali ancor più della composizione stessa, il modo in cui si esprimono, caratterialmente forte, derivativo ma non clonato mette a fuoco la presenza delle menti dei musicisti nel portare alla luce le note scelte per ricreare una precisa e motivante essenza che faccia da traino.
Le parti distese e adibite al relax nel sound prendono piede, la delicatezza melancolica viene annullata però dalle incursioni che ad esempio sia in “Church Stretton”, sia in “Midnight Sin” si presentano a coagularne il sangue rendendolo compatto come un mattone.
“Sweet Mahal” con i suoi sedici minuti finali è la migliore conferma di come i Mothertrucker abbiano assorbito e fatto proprie le influenze da cui traggono ispirazione, in più c’è da dire che la traccia si “scaglia” contro l’ascoltatore con la possenza di un gigante pronto a schiacciarvi.
Un album che rasenta gli standard più alti ed emozionalmente più ricercati che vagano all’interno del capientissimo “Dark Transmi55ions” panorama odierno, si nutre di rock’n’roll per poi esplodere nel metal con la coscienza che l’uno e l’altro non hanno che la medesima voglia d’arte.
Avere il post metal fra una delle correnti che più vi appassionano e seguire il movimento stoner/doom dotato d’inflessioni intimiste, sono già motivi più che validi per farci scappare l’acquisto.

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