MOTÖRHEAD – Aftershock

Gruppo:Motörhead
Titolo:Aftershock
Anno:2013
Provenienza:Regno Unito
Etichetta:UDR GmbH
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TRACKLIST

  1. Heartbreaker
  2. Coup De Grace
  3. Lost Woman Blues
  4. End Of Time
  5. Do You Believe
  6. Death Machine
  7. Dust And Glass
  8. Going To Mexico
  9. Silence When You Speack To Me
  10. Crying Shame
  11. Queen Of The Damned
  12. Knife
  13. Keep Your Powder Dry
  14. Paralyzed
DURATA:46:53

Lemmy torna con il suo carico di bubboni, whiskey e distorsioni in questo Aftershock, ventunesima uscita di una band che non sembra stancarsi mai di calcare i palchi di mezzo mondo con un’energia e una carica incredibili per dei signori di sessant’anni.

Leggi sulla cover Motörhead e sai già cosa ti aspetta: il ritmo e l’animo della band inglese sono sempre gli stessi, familiari, suoni proposti dal 2004 con Inferno. Gli ingredienti infatti sono tutti al loro posto: abbiamo un brano iniziale spinto, il tanto anticipato “Heartbreaker”, il pezzo dal granitico riff blues (“Lost Woman Blues”), quello più rock’n’roll (“Crying Shame”) e quello intimista, quel “Dust And Glasses” che alterna un inizio puramente blues a una conclusione dal sapore sudista. Non mancano nemmeno i momenti di stanca, rappresentanti dalle poco ispirate “Death Machine”, “Knife” e “Keep Your Powder Dry”.

Proprio con questi ultimi due episodi emerge il difetto principale dell’album: la prolissità. Sostanzialmente, Aftershock è un album che avrebbe infatti beneficiato di una migliore selezione dei brani: una scaletta più corta avrebbe certamente giovato al nuovo parto di Lemmy e soci, che rischia invece di annoiare l’ascoltatore nell’ultima parte, nonostante l’ottima “Paralyzed” che conclude il tutto.

Ottime le performance di Phil “Wizzo” Campbell e di Mikkey Dee: il primo contribuisce alla causa con un riffing granitico e con degli assoli tra i migliori della sua carriera recente; il secondo invece dona al tutto la classica spinta che contraddistingue i Motörhead, quella che da anni porta gli ascoltatori di mezzo mondo a scapocciare al ritmo della band dello Snaggletooth in tutti i loro concerti.

I Motörhead, insomma, sono gli stessi di sempre: gli amanti di Lemmy troveranno pane per i loro denti, nonostante innegabili momenti poco ispirati sia nella scaletta che all’interno di alcuni brani. Per tutti gli altri, invece, il mio consiglio è di stare alla larga: i Motörhead sono una band che non vuole maturare, che resta fedele alle origini nonostante gli ormai numerosi decenni trascorsi. Non sarà questo Aftershock, insomma, a far cambiare idea a chi non sopporta più (o non ha mai sopportato) la proposta della storica band inglese.

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Un pensiero riguardo “MOTÖRHEAD – Aftershock

  • 10 Dicembre 2013 in 16:27
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    Ciao, sono ColeBlack, l’autore della recensione. Se avete qualche domanda, commento o precisazione da fare, sono qui a vostra disposizione!

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