MOTUS TENEBRAE – Deathrising

 
Gruppo: Motus Tenebrae
Titolo: Deathrising
Anno: 2016
Provenienza: Italia
Etichetta: My Kingdom Music
Contatti:

Sito web  Facebook  Reverbnation  Myspace

 
TRACKLIST

  1. Our Weakness
  2. Black Sun
  3. For A Change
  4. Light That We Are
  5. Faded
  6. Deathrising
  7. Haunt Me
  8. Grace
  9. Cold World
  10. Cherish My Pain
  11. Desolation
DURATA: 52:48
 

Al loro quindicesimo anno di attività i Motus Tenebrae giungono alla quinta uscita di lunga durata, traguardo che vede inoltre il ritorno del co-fondatore Luis McFadden alla voce. Mi sarebbe piaciuto ripercorrere la storia della band per fare il punto della situazione, ma non avendo ascoltato i precedenti lavori devo purtroppo limitarmi alle undici tracce di questo "Deathrising".

La formazione dimostra di aver seguito con attenzione le lezioni impartite dalla propria musa ispiratrice, c'è infatti un nome che sarà costantemente nella vostra testa durante l'ascolto ed è quello dei Paradise Lost; le scelte stilistiche del chitarrista e del cantante ricordano chiaramente Nick Holmes e soci, accompagnati in qualche occasione da My Dying Bride e Type O Negative. Siamo quindi dalle parti del Gothic Metal delle origini, quello decadente e drammatico che fa a meno di qualsiasi eccesso di zucchero; nessuna voce femminile, poche sparute tastiere e tanto, tanto Doom. Tempi lenti caratterizzano la maggior parte del disco, con qualche eccezione in cui si arriva a spingere verso il Death a volte con successo ("Cherish My Pain"), altre meno ("For A Change").

Pur non facendo veri e propri passi falsi, "Deathrising" presenta diverse pecche da tenere in considerazione. Quella più grave è rappresentata dalla difficoltà di molti brani a emozionare o anche semplicemente a rimanere impressi; è come se il disco fosse intrappolato in una staticità che ne penalizza parecchio la riuscita: i tentativi di variegare la proposta sono carenti, ma ancora di più è il cuore dell'album a soffrire di questo difetto, a causa di uno stile che fatica a distaccarsi dai soliti binari. Non aiuta nemmeno la durata limitata dei singoli episodi: in un genere che va a rilento è lecito — se non quasi d'obbligo — arrivare a un minutaggio superiore alla media, altrimenti il rischio è quello di non dare nemmeno la possibilità al pezzo di esprimersi al meglio; questo è ciò che accade ad esempio in "Grace", che viene interrotta bruscamente proprio sul più bello. Tutto ciò porta a una mancanza di elementi che possano davvero fare la differenza, risultando in un lavoro potenzialmente buono eppure non pienamente riuscito.

Onestamente sono rimasto un po' con l'amaro in bocca, avevo dato un ascolto alla traccia che porta lo stesso titolo dell'album — della quale esiste anche un video — e mi aveva piacevolmente colpito per come riusciva a riproporre il sound della band inglese; il brano è effettivamente uno dei migliori del lotto, tuttavia la sensazione è che i Motus Tenebrae diano il meglio di sè a piccole dosi, dimostrando di conoscere lo stile però di avere ancora qualche difficoltà a riproporlo, non solo nella stessa forma ma anche con la stessa intensità emotiva e la stessa capacità di intrattenere l'ascoltatore.

Sono sicuro che lavorando su questi aspetti la band potrà regalarci lavori più interessanti in futuro, d'altronde le basi sono già solide e le possibilità di fare il salto di qualità non sono così lontane. Per il momento ci si limita a poco più di una sufficienza ed è veramente un peccato, considerando le potenzialità, ma proprio in virtù di ciò mi auguro di poter elogiare i Motus Tenebrae al più presto.

Facebook Comments