MOURNING DAWN – Waste

 
Gruppo: Mourning Dawn
Titolo: Waste
Anno: 2017
Provenienza: Francia
Etichetta: Aesthetic Death
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TRACKLIST

  1. The One I Never Was
  2. The One I'll Never Be
  3. Waste (The Deconstruction Of A Human Being)
DURATA: 01:15:42
 

Si può rimanere impantanati ascoltando un lavoro di tre pezzi per giorni e giorni? Direi di sì. O almeno mi è accaduto una volta entrato in contatto con l'ultimo parto dei francesi Mourning Dawn.

La formazione transalpina non dovrebbe aver bisogno di grandi presentazioni: gira nella scena ormai da quasi tre lustri e al suo interno militano membri ed ex membri di realtà quali Inborn Suffering, Funeralium e Bran Barr. Ha all'attivo tre album, "Mourning Dawn" (2007), "For The Fallen…" (2009) e "Les Sacrifiés" (2014), che le hanno permesso di solcare in lungo e largo un mare fatto di sonorità dark metal e doom a tinte black metal.

"Waste" persegue tenacemente quell'attaccarsi a un destino in cui dolore e disfacimento dettano legge, sprigionando annientamento e decostruzione; "The One I Never Was" e "The One I'll Never Be" interpretano con amara rassegnazione e pesantezza uno stato di sconforto e impersonalità che lacera carne ed esistenza. Le stesse melodie imposte ai brani, per quanto in un paio di occasioni possano sembrare quasi di conforto, segnano il passo di una caduta nell'oblio che non ammette di risollevare la testa.

In pratica, si ha a che fare con una morsa atmosferica cupa e soffocante, nella quale la componente vocale echeggia severa, talvolta quasi litanica, posta in sottofondo a supporto del lato meditabondo, impegnata in un accanirsi urlato e sofferente che strazia e devasta l'animo.

Del resto i Mourning Dawn marciano senza indugio in direzione di una infinita e inevitabile rovina. Lo dimostrano frasi come «the higher are my hopes, more deeper are my wounds» e «I'm a wreck with no waste to shares». Tale tesi è avvalorata dalla scelta cromatica incentrata sull'esasperazione dell'aura di desolazione che domina il comparto grafico. Inoltre, l'inserimento di una terza canzone, "Waste (The Deconstruction Of A Human Being)", convoglia le peculiarità ritmico-atmosferiche delle altre due in maniera da generare un'onda negativa opprimente di portata a dir poco considerevole.

"Waste" è un circolo gravoso che sfianca e assuefa: una volta che vi si accede, vi si rimane intrappolati. Proprio per questo potrebbe essere il male preferito di chiunque senta il bisogno di nutrirsi con famelica ingordigia di quel grigiore che intorpidisce e seda, arrivando a desiderarne sempre maggiori dosi. Contiene quel tipo di musica che, lavorandoti ai fianchi, ossessiona l'udito, infliggendogli una gradita sentenza di condanna in un personale, folle e confortevole Purgatorio.

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