My Dying Bride - The Ghost Of Orion

MY DYING BRIDE – The Ghost Of Orion

Gruppo:My Dying Bride
Titolo:The Ghost Of Orion
Anno:2020
Provenienza:Regno Unito
Etichetta:Nuclear Blast
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TRACKLIST

  1. Your Broken Shore
  2. To Outlive The Gods
  3. Tired Of Tears
  4. The Solace
  5. The Long Black Land
  6. The Ghost Of Orion
  7. The Old Earth
  8. Your Woven Shore
DURATA:56:05

Sono stati cinque anni molto lunghi e complicati per i My Dying Bride che, dall’uscita di Feel The Misery nel 2015, hanno visto un paio di bruschi cambiamenti nella formazione, la fine della lunga esperienza con Peaceville Records seguita dal passaggio su Nuclear Blast, ma soprattutto l’autentico calvario che ha colpito la famiglia del cantante Aaron Stainthorpe tra 2017 e 2018, mettendo in forse anche l’esistenza stessa della band. Abbiamo parlato di questi e molti altri aspetti legati al backstage di The Ghost Of Orion con il chitarrista e co-fondatore Andrew Craighan e vi rimandiamo a quell’intervista per saperne di più. Qui ci concentreremo sul disco.

Iniziamo dall’apparentemente tranquilla immagine di copertina, creata dell’instancabile Eliran Kantor nel suo riconoscibile stile sospeso tra Goya e Caravaggio. A uno sguardo più attento, si colgono delle macchie nere sul volto e sugli abiti della figura, come a indicare le mille difficoltà attraversate dalla band prima di riuscire a esporsi con quest’ultima creazione. Come spesso accade, i My Dying Bride non hanno ancora rilasciato spiegazioni univoche riguardo il significato del titolo e dell’iconografia, lasciando a noi ascoltatori il compito di interpretare.

Proprio dal punto di vista tematico, infatti, abbiamo la prima grande differenza rispetto a Feel The Misery: se in quel caso la band si confrontava in maniera abbastanza dichiarata con le tragedie del mondo reale, sia personali che di più ampio respiro, in The Ghost Of Orion sembra emergere una ricerca più mistica e atmosferica, a parte l’eccezione più evidente di “Tired Of Tears” (il brano che Stainthorpe ha scritto per esorcizzare la devastante esperienza). In questo album, i My Dying Bride lasciano spazio alle maestose trame sonore ideate da Craighan, le sue chitarre sono il filo rosso che lega archi e tastiere con basso e batteria, facendo da guida attraverso le profondità del cosmo e del nostro malessere.

La voce di Stainthorpe, come sempre decisamente impeccabile sia nel distintivo stile pulito che nel mai abusato growl (ottimo esempio nel singolo “Your Broken Shore”), emerge con grande sapienza dove e quando serve, anche facendosi da parte e lasciando spazio, per esempio, all’ospite Linda-Fay Hella (Wardruna) nella particolare “The Solace” o al violoncello di Jo Quail nella meravigliosa chiusura strumentale “Your Woven Shore”. Segnalo in particolare la stupenda “The Old Earth”, già seria candidata a miglior canzone death-doom metal dell’anno.

Non è facile riuscire a restare rilevanti dopo tanto tempo in un panorama che continua a evolversi come quello del doom metal, a maggior ragione attraversando un periodo così complicato. Con The Ghost Of Orion i My Dying Bride dimostrano ancora una volta di essere maestri assoluti del genere, una band in grado di reinventarsi senza stravolgersi, con grande serietà e amore per quel tipo di musica che hanno contribuito a creare e trasformare.

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