MY SILENT WAKE – IV Et Lux Perpetua

 
Gruppo: My Silent Wake
Titolo:  IV Et Lux Perpetua
Anno: 2010
Provenienza:   Inghilterra
Etichetta: Dark Balance
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TRACKLIST

  1. Et Lux Perpetua
  2. Death Becomes Us
  3. Bleak Endless Winter
  4. Father
  5. Graven Years
  6. My Silent Wake
  7. Between Wake And Sleep
  8. Journey's End
DURATA: 46:21
 

A distanza di due anni dall'ultimo "A Garland Of Tears" si rifanno vivi i My Silent Wake, la formazione britannica guidata dallo storico leader dei thrasher Seventh Angel, Ian Arkley, è di quelle prolifiche, costanti nel rendimento e capace di innovarsi pur rimanendo fedele alla sua natura doom/death. Il capitolo uscito l'anno passato è il quarto full, "IV Et Lux Perpetua" prosegue nel percorso tracciato in un lustro che definirei iperattivo e colmo di soddisfazioni.

La scuola nazionale dei primi Paradise Lost e soprattutto My Dying Bride si fonde con il retrò sound seventies dei sacri Black Sabbath, non è una novità una commistione sonora simile ma se proposta con le dovute cadenze e se supportata con le atmosfere consone riesce sempre a centrare il bersaglio. La parte preponderante del lavoro si basa su questo sodalizio musicale ferreo e rodato, non vengono meno però quelle divagazioni in ambito blues e nel rock questa volta di stampo space ad arricchire il valore già più che buono di una scaletta che vanta diversi pezzi dalle grandi potenzialità.

La band di Iommi è presenza forte in tracce come "Death Become Us" e "Bleak Endless Winter" ("Children Of The Grave"?) quest'ultima però condivide con "Beetween Wake And Sleep" un non so che di doorsiano avvalorante della capacità e la voglia dei My Silent Wake di non inquadrarsi chiudendosi a riccio sulle solite linee. È vero il già sentito scatterà inevitabilmente, è tuttavia talmente alta la qualità delle composizioni che risulterà irrilevante a meno che non si faccia i pignoli per forza.

Con "Father" vengono omaggiati i My Dying Bride e la voce pulita e ispirata, se così possiamo dire, dallo stile di Aaron Stainthorpe, mentre "Graven Years" ci offre una deviazione in territori folk con una parte iniziale del brano movimentata che va pian piano lasciando spazio a uno scenario più greve e a tinte grigie.

Leggo spesso lamentele su dischi definiti canonici, certo è che non tutto ciò che rispecchia tale termine è da etichettare come poco convincente, ennesima conferma ci viene fornita con il pezzo conclusivo "Journey's End". L'ascolto invita ad approfondire le intarsiature space rock che la rendono particolare e alquanto interessante, non lontano dall'attitudine più acida dello stoner.

Bello l'apporto delle tastiere di Kate Hamilton cesellate e ammicanti al punto giusto, svolgono veramente bene il compito designato, torno a dire che non c'è bisogno d'inventare nulla per avere nelle orecchie della buona musica, il mostrare però un minimo di personalità nell'eseguirla e nell'azzardare qualche scelta che ha evitato la riproposizione in versione standard al 100% fanno la differenza in positivo.

I My Silent Wake si confermano una band con le carte in regola per far bene sempre e comunque, cosa manca allora per lo scatto definitivo che li elevi a a realtà di prim'ordine? Una prova che esprima appieno il carattere di cui sono in possesso e che sfoggiano per ora solo a tratti. Il disco è da far girare nello stereo più volte, chi segue il genere da un po' lo assorbirà facilmente, lo farete vostro e perché no, l'istinto di comprarlo potrebbe saltar fuori, sarebbe una scelta di buon senso.

 

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