N – Saarn

N – Saarn

 
Gruppo: N
Titolo: Saarn
Anno: 2014
Provenienza: Germania
Etichetta: Denovali Records
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TRACKLIST

  1. Toevermann Gruben
  2. Seltene Erden
  3. Schwarze Heide
DURATA: 39:12
 

Il chitarrista sperimentale N (pseudonimo di Hellmut Neidhardt) arricchisce le portate di dicembre con ben due album, "Saarn" e "Heven". Con queste due uscite ci rivela di aver iniziato a muovere i primi timidi passi nell'inferno dei droni: in questa sede esaminerò la prima, che ritengo di più ampio respiro.

"Saarn", come tutti i prodotti dell'artista tedesco, si presenta con una copertina scarna ed essenziale in cui domina la fotografia di un paesaggio incontaminato: un cielo invernale di un bianco accecante incrinato dal nero dei rami spogli. Benché io possa valutare il solo digitale, posso supporre come l'ascoltatore crei la propria aspettativa da questa immagine: impugnando il disco immagina la calma soprannaturale dell'inverno, scossa solo dal ruggito d'un vento di chitarra distorta. Le aspettative non sono affatto tradite: i tre brani proposti offrono un'interpretazione del genere quanto mai aderente alla definizione. Un unico accordo si estende, si distorce, si ripete crogiolandosi negli ultimi echi del precedente. Come novello Hegel, N propone tesi, antitesi e sintesi, offrendo la sua personale gnoseologia del drone.

Con la prima traccia, "Toevermanns Gruben", si aprono le danze: bordoni di chitarra si elevano, dapprima con delicatezza, poi con più decisione, in un crescendo di distorsioni ed effetti vari. L'ascoltatore si immedesima nel viaggiatore che esce dalla città e, imboccando il sentiero del bosco, sente ancora le voci lontane della civiltà in sottofondo. Mentre cerca di raggiungerlo, il rumore della città viene gradualmente rimpiazzato dalle sferzate gelide del vento, rese con accuratezza da una distorsione più acuta e "affilata".

Quando finalmente viene raggiunta la meta, cala il silenzio: il viaggiatore si ferma mentre fa la sua presentazione "Seltene Erden". Questa traccia ostenta un minimalismo a tratti irritante, usando alternativamente due sole tonalità che ormai hanno abbandonato qualsiasi caratteristica del loro strumento di origine. Viene qui sacrificata buona parte della "distorsione" nel senso più letterale e i suoni appaiono più ovattati; insomma, si avvicina ai lidi del dark ambient (esplorati con più dovizia di particolari nel successivo "Heven"). Verso la fine compare una buona quantità di rumore statico, che prepara la tensione per l'ultimo pezzo.

"Schwarze Heide" chiude l'opera, raccontando il proseguimento del viaggio. Nel nuovo ambiente dimora un male atavico: è pregno di un'oscurità innominabile e sfuggente, e più ci si addentra nella natura, più aumenta l'inquietudine. I toni ovattati incontrati poco prima si fondono con i ruggiti distorti trovati all'inizio del disco (questa volta utilizzati come onnipresente sottofondo), sintetizzando quella che ritengo la traccia meglio riuscita di questo album. La tensione striscia con la calma d'un rettile di epoche remote fino alla conclusione, mollando infine lentamente la presa e virando nuovamente verso l'ambient, come a voler liberare l'ascoltatore-viaggiatore dall'influenza nefasta che l'ha afflitto per quasi venti minuti: e quindi uscimmo a riveder le stelle.

La prima immersione di N in questo tipo di sonorità ha indubbiamente esito positivo: nonostante fossi inizialmente dubbioso dato l'approccio quasi "pedante" di buona parte della prima traccia (per quanto la definizione possa essere valida in un genere così criptico), proseguendo ha dimostrato creatività e un certo eclettismo, ingredienti certamente necessari per la buona riuscita dell'esperimento.

Se siete giunti fin qui nella lettura senza annoiarvi o provare ribrezzo, evidentemente il vostro palato è affine al mio e sicuramente proverete piacere nel degustare queste ributtanti tracce oscure dal lento incedere. In caso contrario, che ve lo dico a fare?

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