NACHTMYSTIUM – Resilient

Gruppo:Nachtmystium
Titolo:Resilient
Anno:2018
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Prophecy Productions / Lupus Lounge
Contatti:Facebook  Bandcamp  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Conversion
  2. Resilient
  3. Silver Lanterns
  4. Desert Illumination
DURATA:25:03

Le vicende che hanno coinvolto Blake Judd, mente dietro gli innovativi Nachtmystium, sono ormai tristemente note da un bel po’ e forse qualcuno di voi proverà un moto di disprezzo soltanto leggendo il suo nome, magari perché interessato in prima persona dal comportamento controverso dell’americano, per dirla con un eufemismo. Non nego di essere rimasto sorpreso alla notizia di un ritorno della band, a quattro anni di distanza da The World We Left Behind. Il nuovo Resilient, EP di quattro tracce sotto il vessillo di Lupus Lounge (sotto-etichetta della tedesca Prophecy Productions), ha tutta l’aria di essere una rinascita per Judd, circondato da una formazione completamente rinnovata.

Tralasciando, quindi, qualsiasi analisi legata a quanto successo in passato, cosa si cela dietro la mezz’ora scarsa di questo lavoro? Innanzitutto, date le coordinate tipiche del gruppo e dell’etichetta, tonnellate di atmosfera e, in contrasto con la discografia passata, un approccio meno furioso e più studiato. L’iniziale “Conversion” — intro pregna di sintetizzatori e con un estratto di Requiem For A Dream — e la successiva “Resilient” ci forniscono un’ottima idea di quanto appena scritto, con le tastiere di Martin van Valkenstijn che fanno la parte del leone insieme alla voce di Judd: «Resilient, survivor, too selfish to die» recita il bel ritornello, a dimostrazione delle burrascose vicissitudini dell’artista.

L’apice del nuovo parto in casa Nachtmystium è rappresentato da “Silver Lanterns”, che dalle prime battute black’n’roll evolve in una struttura variegata e perfettamente bilanciata tra orecchiabilità, atmosfera e violenza, mentre le tendenze più sperimentali del progetto trovano sfogo nella conclusiva “Desert Illumination”: dai bonghi iniziali (no, non è necessario piantarla, anche se non siamo in Africa) a tappeti di tastiere e melodie che riportano alla mente cose come i Borknagar, prima di lanciarsi in una seconda metà a cavallo di doppia cassa e tremolo, per poi spegnersi placidamente.

Ebbene, pare proprio che Blake Judd abbia trovato la sua illuminazione nel deserto, magari tra le sabbie al confine della California, attuale quartier generale dei Nachtmystium: ascoltando Resilient, sembra abbiano ancora qualcosina da dire in un genere che hanno quantomeno contribuito a smuovere un bel po’. Tutti hanno diritto a una seconda possibilità: sicuramente sarete voi ascoltatori a decidere se concederla o meno, ma io vi consiglio caldamente di sì.

Facebook Comments