NAGAARUM – Apples

Gruppo:Nagaarum
Titolo:Apples
Anno:2018
Provenienza:Ungheria
Etichetta:Aesthetic Death / NGC Prod.
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TRACKLIST

  1. Middle Age
  2. Isaac
  3. Celestial Mechanism
  4. Prism
  5. Robert
  6. Hermit
  7. Nullius In Verba
  8. Edmond
  9. Revelations
  10. New Tone
  11. Modern History
  12. Royal Society
DURATA:01:09:18

Con la bellezza di quindici album e due split pubblicati nel giro di otto anni — senza contare altri tre come Pigballoon — è abbastanza evidente che il progetto Nagaarum sembri non saper rimanere con le mani in mano; Apples è l’uscita più recente di questa one man band ungherese e — nonostante il titolo alquanto inusuale — dimostra che il musicista ha tanto da dire.

Lo stesso frutto comparve già nella copertina di Homo Maleficus, ma questa volta c’è una motivazione piuttosto semplice per la quale Nagaarum ha scelto di chiamare così questo lavoro: si tratta di un concept album basato su Isaac Newton, Robert Hooke e Edmond Halley, personaggi noti a chiunque abbia conoscenze scientifiche di base; a questo punto dovreste aver capito che le mele del titolo si riferiscono al momento in cui Newton iniziò a comprendere la forza di gravità. Apples è, a tutti gli effetti, un tributo a questi tre scienziati del passato e a un certo modo di pensare vicino a concetti spirituali, in contrasto con la scienza occidentale moderna, nella quale non c’è posto per entità superiori; lo stesso Newton usò la scienza per spiegare come Dio manovrasse l’universo, anziché sostituirla ad esso.

Nagaarum omaggia questi studiosi del passato con quasi settanta minuti di musica, sperimentando tra Black Metal atmosferico e talvolta furioso e Doom Metal, intervallando il tutto con un numero importante di fasi Ambient; dei dodici brani, infatti, circa metà sono costituiti quasi esclusivamente da sintetizzatori, al massimo accompagnati da batteria o altre percussioni e da pochi altri elementi. Spesso è possibile percepire una certa psichedelia di fondo, in alcuni frangenti accompagnata da leggere tendenze Post-.

Il difetto maggiore di Apples è che è un album pesante, difficile da digerire interamente, tanto che già verso la metà della scaletta si inizia a percepire una certa difficoltà a mantenere l’attenzione; la durata non certo esigua è solo un’aggravante a un problema che risiede proprio nello del musicista, non proprio il più facilmente fruibile. Potremmo discutere di quanto la sua sia effettivamente una scelta, criticabile o meno; sta di fatto, però, che anche chi — come il sottoscritto — ha apprezzato il disco potrebbe faticare ad arrivare fino alla fine.

Sia chiaro, tuttavia, che Nagaarum dimostra di essere un abile musicista con ottime idee in più di un’occasione: basti pensare alla sua capacità di sfruttare diversi stili vocali che vanno da uno scream arcigno — non troppo presente, nel complesso — a pseudo-cori a tratti ahabiani sfruttati in diversi passaggi; i due ospiti arricchiscono ulteriormente il comparto vocale, grazie alle narrazioni di Roland Szabó e alla voce angelica di Betty Varga. L’artista inserisce soluzioni peculiari anche sul fronte strumentale, ad esempio con lo scacciapensieri distorto di “New Tone” o con gli effetti applicati soprattutto alla chitarra solista; uno degli aspetti più notevoli, infine, è il senso di curiosità verso i misteri dell’universo apportato ai suoni dei sintetizzatori, particolarmente percepibile in “Celestial Mechanism” e “Royal Society”.

Tutto sommato non si può dire che Apples, ha anzi il pregio di affrontare temi particolari in modalità altrettanto interessanti; superato lo scoglio della difficoltà di ascolto, scoprirete un disco assolutamente meritevole di essere approfondito. Non so se anche Newton avrebbe apprezzato questa musica, ma nel caso la sua previsione della fine del mondo nel 2060 si rivelasse vera, avremmo anche una colonna sonora adatta.

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