Nagaarum - Covid Diaries

NAGAARUM – Covid Diaries

Gruppo:Nagaarum
Titolo:Covid Diaries
Anno:2020
Provenienza:Ungheria
Etichetta:Aesthetic Death
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TRACKLIST

  1. Prelude For 2020
  2. The First Ingredients
  3. Superstitious Remedy
  4. Competitors
  5. I Am Special
  6. Liquid Tomorrow
DURATA:41:58

Non sono un fan dei progetti troppo prolifici: è difficile che un artista abbia davvero così tante cose da dire da poter riempire cinque album in cinque anni, e troppe volte mi sono trovato davanti musicisti che avrebbero potuto concentrarsi su alcune idee e svilupparle, ma hanno preferito pubblicare delle vere e proprie bozze, dei cantieri a cielo aperto travestiti da album, senza davvero mettere a fuoco nulla. Insomma, di Frank Zappa ce n’è stato uno, tutti gli altri farebbero meglio a dedicare alla propria arte il tempo necessario perché questa si sviluppi compiutamente. E Nagaarum, fughiamo ogni dubbio, di Zappa non ha neanche i baffi.

Mi avvicino a Covid Diaries quindi con qualche perplessità, visto che si tratta del diciassettesimo album di Nagaarum in dieci anni esatti di attività. Non ultimo, a far inarcare il mio spocchioso sopracciglio metallaro è il titolo scelto per l’album: è il 2020 e non credo possa esistere qualcosa di più clickbait e generico di Covid Diaries. Detto questo, a convincermi ad approfondire sono il nome di Aesthetic Death che campeggia sul retro del cd e gli altri incontri avuti con la one man band ungherese su queste pagine. Dalle fasce di asteroidi alle mele (newtoniane), Nagaarum è sempre riuscito a destare un discreto interesse in redazione, anche solo per la particolarità dei temi trattati e l’ancora più particolare modalità di espressione, in un indefinito punto d’incontro tra dark ambient, funeral doom metal, drone e altre amenità prossime all’inascoltabile.

Anche Covid Diaries continua lungo questa direttrice, mentre a livello concettuale prende posto direttamente dopo Rabies Lyssa, album del 2014 in cui l’ungherese raccontava la fine dell’umanità causata da un’epidemia scatenatasi nel 2019. Stando alle sue dichiarazioni, Nagaarum non avrebbe dovuto pubblicare nulla nel 2020, ma «la pandemia del 2020 ha interferito coi miei piani, perché mi ha reso dannatamente ispirato», ed ecco quindi che, siccome «la premonizione del 2014 è diventata realtà, sento di dover scrivere di questi fatti realmente accaduti. Un album che completi ‘Rabies Lyssa’, come l’avverarsi di una profezia». Umile il ragazzo.

I quaranta minuti e spicci del disco, come sempre corredati da una grafica fatta in casa dall’artista stesso (e questa, sì, brutta senza possibilità di appello), si snodano in una serie di considerazioni sull’attuale situazione sanitaria mondiale, tra riflessioni sull’inettitudine dell’uomo nel far fronte a un’emergenza di questo tipo (“Prelude For 2020”), commenti sdegnati ai rimedi contro la pandemia dettati da religione e superstizione (“Superstitious Remedy”) e via discorrendo. Ecco, se a livello prettamente musicale l’album funziona ed è ostico, fastidioso e straniante come ogni buon lavoro funeral-drone-dark ambient-quella roba lì dovrebbe essere, è proprio il concept alle spalle a non convincermi. Perché è troppo facile fare un disco che parli di quanto abbiamo fallito nel 2020, è troppo semplice perdersi a parlare di superstizioni ed errori politici in un momento del genere, e per essere davvero interessanti ci vuole un po’ di più.

Covid Diaries è troppo facile, troppo semplice, troppo superficiale per essere di qualche rilievo. Per una sciatteria del genere, tanto valeva continuare a parlare di asteroidi e spazio profondo. Quando ci si confronta con la realtà bisogna essere più incisivi, e Nagaarum in questo caso non lo è. Di qualunquismo è già pieno il mondo, nel metal estremo ne faccio volentieri a meno.

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