NAGLFAR – Pariah

Gruppo:Naglfar
Titolo:Pariah
Anno:2005
Provenienza:Svezia
Etichetta:Century Media Records
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TRACKLIST

  1. Proclamation
  2. A Swarm Of Plagues
  3. Spoken Words Of Venom
  4. The Murder Manifesto
  5. Revelations Carved In Flesh
  6. None Shall Be Spared
  7. And The World Shall Be Your Grave
  8. The Perpetual Horror
  9. Carnal Scorn & Spiritual Malice
DURATA:39:09

“Pariah” è il quarto album per la formazione di Kristoffer Olivius e Andreas Nilsson, una delle più longeve del panorama svedese e la cui fama è in continua crescita, grazie anche al lavoro della Century Media. Rimane curioso comunque il fatto che il disco riconosciuto da critica e fan (quasi) all’unanimità come il migliore dei Naglfar sia il loro esordio: “Vittra” del 1995.

La novità più grossa di questa uscita discografica risiede nel cambio avvenuto dietro al microfono, col bassista Kristoffer Olivius che ha sostituito il dimissionario Jens Rydén, oggi al lavoro col progetto solista Profundi. La prestazione del nuovo cantante è buona, non per niente ha ricoperto lo stesso ruolo anche per i Setherial, ma certamente meno espressiva e più canonica rispetto a quanto mostrato dal buon Rydén.

Nel black metal dei Naglfar la melodia rimane un elemento imprescindibile, ma ciò non impedisce alla band di pestare duro, sciorinando un riffing gelido e tagliente come da tradizione: il passare degli anni non ha ammorbidito per nulla il sound dei nostri, che anzi talvolta stupiscono per la cattiveria insita nei brani, in favore della quale però hanno sacrificato le atmosfere più cupe e oscure degli inizi. Sfortunatamente questa mossa si ripercuote in un livello compositivo non troppo brillante, con composizioni a lungo andare un po’ standardizzate e spunti vincenti che latitano.

Il giudizio che ne risulta quindi per quanto riguarda l’aspetto formale, i suoni e l’esperienza — che non manca di certo alla band — è più che positivo, mentre il contenuto (le canzoni) si assesta su di una sufficienza piena, ma nulla di più. Per i fan più incalliti ciò potrà anche bastare e si entusiasmeranno sulle note di una “And The World Shall Be Your Grave” dal ritornello addirittura cantabile; al contrario tutti quanti gli altri potrebbero non accontentarsi, pur trovando in giro decisamente di molto peggio.

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