NAHAR – The Strange Inconvenience

 
Gruppo: Nahar
Titolo:  The Strange Inconvenience
Anno: 2013
Provenienza: Saint-Héand, Rhône-Alpes, Francia
Etichetta: Avantgarde Music
Contatti: Non Disponibili
 
TRACKLIST

  1. Grey Concrete… Comfort
  2. A Purifying Négativity
  3. D-M-T
  4. Pessimist?
  5. An Atavistic Manner
  6. Eléctric Équinox
DURATA: 47:19
 

Prendere i lunghi e grevi downtempo degli ormai abusati Deathspell Omega, aggiungere una robusta dose di chitarre putrescenti, dilatare in forma sludge, mescolare il tutto e lasciar cuocere almeno otto minuti a brano: in quarantasette minuti, "The Strange Innocence" sarà pronto da servire a tutto volume al vicinato.

I Nahar ("fiume" in lingua ebraica), in attività da quasi quindici anni, solo da poche settimane hanno raggiunto il traguardo del secondo album: a pubblicarli ci ha pensato di nuovo la nostrana e attivissima Avantgarde Music, che ancora una volta è andata a pescare nel sottobosco d'oltralpe una realtà peculiare e interessante. Quattro anni dopo il debutto "La Fascination Du Pire", "The Strange Inconvenience" prosegue la formula definita dal gruppo stesso "free form sludge and black psychedelism": descrizione magari un po' altisonante, ma, per una volta, piuttosto azzeccata per definire ciò che gli ignoti artisti Shaddar.V.H (strumenti) e Sorghal (voce) hanno confezionato all''interno dell'album. Sei brani, di cui quattro lunghi oltre i sette minuti e due interludi strumentali più brevi, formano un'interessante commistione di stili, i cui capisaldi sono appunto il black "pensato" di scuola transalpina e lo sludge più funereo e marcescente. In alcuni momenti si sfiora ben più che il citazionismo, arrivando ai limiti del plagio ("D-M-T" sembra una campionatura di "First Prayer" dei già citati Deathspell Omega), ma fortunatamente i Nahar sanno quando fermarsi e come riuscire a non eccedere: questo loro aspetto riesce a non essere mai controproducente, anzi, contribuisce a creare quel giusto senso di cesura tra le due diverse anime del disco e del gruppo.

I testi, tutti in inglese e con qualche strafalcione grammaticale, sono come è lecito aspettarsi decadenti e sprezzanti delle bellezze dell'esistenza, confondendosi nel cantato roco e disturbante di Sorghal in un'orgia di folli allucinazioni ("Grey Concrete…"), sbornie ("Pessimist?"), percezioni alterate ("A Purifying…") e misantropia ("An Atatvistic Manner"). La stessa copertina presente sul digisleeve è estremamente minimalista e criptica: una semplice trama di righe disegnate a china nera, in forma libera e sinuosa, senza inizio né fine né probabilmente un significato preciso. Ancora, all'interno della confezione non è presente alcuna indicazione circa tempi, modi e luoghi di registrazione, né tantomeno informazioni relative alla band: per scoprire che si tratta di un duo, infatti, è stato necessario operare ricerche online.

"The Strange Inconvenience", in fin dei conti, è proprio quello che si propone di rappresentare: uno strano disagio alle orecchie dell'ascoltatore, una forma liquida e inquieta che si muove agilmente tra due correnti di riferimento, ma che non assume caratteristiche precise, lasciando aperte molte strade.

 

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