NATION DESPAIR – Ruins | Aristocrazia Webzine

NATION DESPAIR – Ruins

 
Gruppo: Nation Despair
Titolo:  Ruins
Anno: 2010
Provenienza:  Finlandia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. The Machine
  2. Oblivion
  3. One Word
  4. Elisabeth
  5. Mechanical Crusade
  6. Dying Day (What You Reap Is What You Sow)
DURATA: 23:45
 

Suonare death melodico oggi ed essere innovativi è un'impresa, non è neanche detto che lo si voglia per forza, c'è infatti chi preferisce solo darci dentro portando all'orecchio dell'ascoltatore della buona musica che faccia il proprio dovere.
Quando avevo fatto scorrere i brani dei finnici Nation Despair su Myspace mi erano piaciuti e quindi perché non contattarli? Sono stati alquanto disponibili ed è così che mi trovo fra le mani l'ep "Ruins", sei brani che in ventiquattro minuti danno una lezione ai tanti che hanno fatto diventare un filone serio e dedito all'impatto condito da melodie che vale la pena definire tali, in un carrozzone degno del circo Barnum.

No bullshit, nessuna svendita al pop, nessuna divagazione ultracatchy di stampo americano, suonano e lo fanno portando con loro un più che discreto bagaglio tecnico e una sana passione che sfocia nell'aggressività fornita ai pezzi, in certi fraseggi alla lontana sembrano citare la ricercatezza degli Eucharist anche se la potenza espressa sembra più un incrocio fra gli ultimi At The Gates, la natura dei Nightrage del periodo in cui Tompa era dietro al microfono e un riffing di matrice Bloodbath.

Le tracce vantano un buon equilibrio fra le varie combinazioni sonore che le danno vita con l'aggiunta di una quantità di groove adatta che non guasta mai. Il lato compositivo è infatti il punto forte della proposta del gruppo, che pecca solo nell'ultima "Dying Day (What You Reap Is What You Sow)" discreta ma non competitiva quanto le altre.

Piccoli difetti sono presenti nella produzione che probabilmente con una spinta in più alle chitarre, un lavoro di drumming più presente e pressante in alcuni frangenti e il basso in risalto avrebbe garantito una propensione da "in your face" più elevata alle canzoni. Strumentalmente invece c'è poco di cui potersi lamentare, suonano bene con l'unico appunto, che non è considerabile un vero e proprio difetto, riguardante le linee eseguite dal cantante Eetu cattive e interpretate con un growl di buon livello, ma che con un minimo di variante in più nell'esecuzione sarebbero state ancor più efficaci nell'affondare il colpo.

Mi ha particolarmente divertito invece il lavoro delle chitarre che nel riffare sanno essere coinvolgente e solisticamente non se la cavano per nulla male, fra l'altro Jussi Leppänen è membro di quei Dead Samaritan che ho già avuto il piacere di recensire e che ritengo un'altra band da seguire con attenzione per il futuro.

Amate il lato melodico del death ma non sopportate la combinazione plastica e pop? I Nation Despair vi risolvono la situazione e vi offrono ciò che volete, un po' di buona musica e tanta voglia di fare che mi auguro li porti presto a suggellare gli sforzi intrapresi con l'uscita di una prova dalla durata più corposa.