NATIONAL LAGARDE – Story Of A Southern Gentleman

 
Gruppo: National Lagarde
Titolo: Story Of A Southern Gentleman
Anno: 2017
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Sliptrick Records
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TRACKLIST

  1. El Toro
  2. I'm Going To Get You
  3. Black Tone Baptism
  4. Story Of A Southern Gentleman
  5. Down One More Day
  6. River
  7. Don't Let Them In
  8. Strange Love
  9. My Love
  10. Santeria Dance
  11. Heavens On Fire
  12. Mud
  13. Goin' Out West
  14. Listen Here Baby [traccia bonus]
DURATA: 1:04:00
 

«E ora qualcosa di completamente diverso».

Oggi mi prendo una piccola pausa dar medallo e faccio un salto nel sud degli Stati Uniti, precisamente in quella città della Louisiana che ha visto il jazz crescere, maturare e acquisire fama: la leggendaria New Orleans. Infatti è proprio da là che provengono i National Lagarde, trio in attività dal 2012 fondato dal chitarrista e insegnante di chitarra Terry Lagarde. "Story Of A Southern Gentleman" è in realtà una raccolta di varie storie nelle quali si incontrano e scontrano tanti suoni e tante influenze, il tutto unito da un filo conduttore che lo stesso Lagarde definisce «eccentric rock».

Una storia sfaccettata non si può certo raccontare in maniera sbrigativa ed è probabilmente per questo che il disco supera leggermente l'ora piena di durata. L'intro "El Toro" possiede forti richiami, sebbene non del tutto identici, al brano folkloristico "Misirlou", inciso e reinterpretato da moltissimi musicisti e portato alla ribalta da "Pulp Fiction" di Tarantino negli anni '90. In questa versione troviamo sfumature southern mescolate ad amplificazioni elettriche più decise. Nella successiva "I'm Going To Get You" continuano i tributi musicali e stavolta tocca a "Immigrant Song" degli Zeppelin e alla celeberrima parte vocale iniziale, una specie di grido di guerra, anche se i National Lagarde qui lo inseriscono in un contesto di puro southern, fatto di ritmi lenti e di suoni eseguiti senza fretta.

Andando avanti con l'ascolto, appare evidente che ce ne sia per tutti i gusti, dalla linea vocale a metà tra il parlato e cantato e il suo botta e risposta con gli strumenti in "Black Tone Baptism" al tempo portato in 3/4 di "Down One More Day"; dal blues-rock più manifesto della titletrack, in cui veniamo accolti da scale iniziali perfino virtuose, ai ritmi più orientali di "River". In "Strange Love" troviamo controtempi, armonie di chitarra che gridano «America del Sud» e perfino un pianoforte; "My Love" è una richiesta disperata da parte di un innamorato immersa in atmosfere blues; con "Santeria Dance" arriviamo addirittura al surf rock strumentale.

Il tutto acquista fluidità se teniamo a mente, di nuovo, che si tratta di tante storie, in cui i protagonisti si avvicendano e si alternano, creando un disegno probabilmente non complesso ma di certo variegato e scorrevole. Alcuni brani sono (forse) esageratamente lunghi, tuttavia riescono comunque a seguire un'evoluzione tale da non annoiare l'ascoltatore. Unica pecca in questo senso è (azzarderei) "Don't Let Them In", che in qualche modo mi ricorda molto il gospel, in cui il solista interagisce continuamente col coro fino alla fine, in una struttura che tende a ripetersi per poter meglio essere memorizzata da chi la esegue; nonostante le lunghe parti strumentali, questa scelta stilistica rende il brano, sebbene in ogni caso notevole, un po' prevedibile.

Non si può negare che "Story Of A Southern Gentleman" sia un lavoro southern-blues rock di ottima qualità, eseguito da musicisti capaci e in grado di fondere il genere centrale con richiami ad altri suoni, altre strutture, altri tempi. Chiude il disco la traccia bonus "Listen Here Baby", solo per voce e chitarra acustica. «Thank you very much, ladies and gentlemen».

Grazie a voi, Terry, Stuart e Jennifer.

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