Nawaharjan - Lokabrenna

NAWAHARJAN – Lokabrenna

Gruppo:Nawaharjan
Titolo:Lokabrenna
Anno:2020
Provenienza:Germania
Etichetta:Amor Fati Productions
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TRACKLIST

  1. Warassuz (Awareness)
  2. Maino (Intention)
  3. Skuwwe (Reflection)
  4. Ūtfurskō (Exploration)
  5. Sunjo (Realization)
  6. Thwerhanassuz (Opposition)
  7. Umbibrautiniz (Transformation)
  8. Thrawo (Suffering)
  9. Hradjungo (Liberation)
DURATA:59:18

I Nawaharjan, il cui nome significa armata dei morti in protogermanico, riemergono dalle tenebre dopo ben nove anni dal primo EP, Into The Void, firmano per Amor Fati e danno vita al loro primo album: parliamo dell’atteso Lokabrenna, termine islandese con il quale si identifica Sirio, la stella più brillante del cielo, che nella mitologia norrena era considerata appunto la torcia di Loki.

La prima caratteristica di Lokabrenna che mi è balzata agli occhi sono stati i titoli delle canzoni (rigorosamente in protogermanico, ma accompagnati dalla traduzione inglese) i quali sembrano definire una sorta di cammino verso la trascendenza: si parte dalla consapevolezza per arrivare all’esplorazione e, passando per la sofferenza, si arriva finalmente alla liberazione. Sono nove i titoli che compongono l’album, gli anni che separano Lokabrenna da Into The Void, le parole che circondano l’Yggdrasill, ma soprattutto i lucchetti con i quali la gigantessa (o per meglio dire la Jötunn) Sinmara tiene al sicuro in un forziere la potente spada Lævateinn, ritratta nella copertina circondata per l’appunto da nove catene.

L’opera dei Nawaharjan è impregnata di mitologia, si potrebbe così facilmente cadere nella tentazione di etichettarli come l’ennesimo gruppo che parla di rune, Ragnarok e giganti, ma si sbaglierebbe. Invece di contrapporre il pantheon nordico alla religione cattolica, i tedeschi contrappongono il caos primordiale — o Ginnungagap — al cosmo, al mondo materiale e alle divinità che lo governano: gli dei (Æsir) e i giganti (Jötunn) assumono dunque il ruolo di antagonisti contrapposti alla vera divinità che governa tutto, il Caos. Appare evidente dunque il legame con lo gnosticismo e il satanismo anti-cosmico: la parabola dei Nawaharjan è basata sul Thursatru, ovvero una sorta di satanismo pagano d’origine recente che si fonda, tra le altre cose, su alcuni scritti di Ekortu (sì, proprio lui, il mastermind degli Arckanum) e che prevede, come intuibile dai titoli dei brani di Lokabrenna, un percorso spirituale per liberarsi dal mondo materiale e ascendere al Caos.

Come esprimere tutto ciò in musica? Uno dei compiti più difficili per un artista è trovare il giusto mezzo per veicolare il proprio messaggio: quante volte abbiamo ascoltato un disco che ci ha evocato determinate sensazioni, impressioni, immagini e poi, leggendo i testi, abbiamo scoperto che non avevano nulla a che fare con ciò che avevamo immaginato? Ma soprattutto quanto può essere soggettiva l’interpretazione di un’opera senza che ne si conosca il significato intrinseco, basandosi soltanto sulle proprie sensazioni? I Nawaharjan sono riusciti nel difficile intento di coniugare perfettamente musica e messaggio: per quanto i testi non siano stati resi pubblici, e ben poche persone conoscano il proto-germanico a sufficienza per interpretarli, il concetto di purificazione dello spirito dai suoi legami con la vile materia, di catarsi che conduce inesorabilmente al Caos primordiale, è perfettamente espresso nella musica di Lokabrenna. Ogni nota, ogni passaggio sembra far parte di un unico viaggio, e la musica dei Nawaharjan è insolitamente trascinante: ascoltando il disco, infatti, sembra quasi che il tempo rallenti in preda alle ipnotiche melodie delle chitarre, che spesso si protraggono in lunghi arpeggi distorti e riff ripetitivi ma mai stancanti; la bravura dei tedeschi è proprio quella di saper sfruttare le ripetizioni al fine di creare una sorta di stato di trance che strega l’ascoltatore senza mai distoglierne l’attenzione.

Il black metal dei Nawaharjan è dunque tribale, rituale, primitivo; la qualità sonora è ottima, gli strumenti sono perfettamente distinguibili e la batteria sottolinea le cadenze e gli accenti dei brani, spesso con i blast beat ma mantenendo comunque una certa variabilità e giocando molto sui floor tom nei passaggi più lenti. La performance vocale merita un discorso a parte: aggressiva, straordinariamente variegata ed espressiva, sembra essere opera a volte di un guerriero berserker, altre volte di un sacerdote pagano che proferisce incantesimi e rituali.

In conclusione, Lokabrenna è un disco che risalta per la sua originalità, impegnativo ma al contempo scorrevole, una voce fuori dal coro unica nel suo genere, che si fa apprezzare sempre di più a ogni ascolto, sfumatura dopo sfumatura. L’armata dei morti ha vinto la sua prima battaglia, illuminata dalla torcia di Loki, e ora si dirige verso chissà quali nuove imprese.

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