NAZGHOR – Death’s Withered Chants

 
Gruppo: Nazghor
Titolo: Death's Withered Chants
Anno: 2016
Provenienza: Svezia
Etichetta: Satanath Records / Obscure Abhorrence Productions
Contatti:

Facebook  Youtube

 
TRACKLIST

  1. Hymnum Mortis
  2. Requiem Black Mass
  3. Under A Venomous Spell
  4. Craft Of The Nihilist
  5. Road To Dead Meadows
  6. Inheritance Of The Cross
  7. Aeternum Regno Diaboli
  8. Complete Unholyness
  9. Empire Of Graves
  10. Death's Withered Chants
DURATA: 54:42
 

Dovrò essere onesto con i lettori: non conoscevo i Nazghor prima che mi arrivasse tra le mani "Death's Withered Chants" e apprendere che questo è nientemeno che il quinto album sfornato dal 2013 a oggi mi ha turbato. Il motivo di tale preoccupazione è semplice: fin troppe volte la prolificità eccessiva risulta essere sintomo di scarsità di idee. Fortunatamente in questo caso ho potuto mettere da parte i miei più oscuri timori, poiché il quintetto svedese si è dimostrato al di sopra delle aspettative e comunque non ascrivibile alla cerchia dei gruppi privi di ispirazione.

Il compito di introdurre l'opera è affidato a "Hymnum Mortis", una splendida aria di organo dai connotati sacrali, utile probabilmente a porre l'accento sul carattere concettualmente liturgico del disco. Il primo atto vero e proprio di tale celebrazione è "Requiem Black Mass", pezzo in cui scopriamo immediatamente le caratteristiche fondamentali della proposta: un Black Metal infarcito di melodie tipicamente svedesi, al cui interno riecheggiano sia rimandi all'immortale capolavoro intitolato "Slaughtersun (Crown Of The Triarchy)" che un'immancabile venatura Dissection. Questa spiccata inclinazione, sebbene unita ad arrangiamenti di più che discreto spessore, vedremo che sarà tanto funzionale da diventare in alcuni casi il proverbiale tallone d'Achille di "Death's Withered Chants".

Come appena accennato, in alcuni momenti il tentativo di ricreare un determinato tipo di sentimento malinconicamente fiero può sembrare a tratti un po' eccessivo, fino a risultare lievemente fuori luogo ("Under A Venomous Spell") in relazione all'argomento trattato, tuttavia l'impegno profuso nelle parti melodiche è senza dubbio encomiabile e rimarchevole: le qualità compositive sono di buonissimo livello e — pur non potendo giudicare i lavori precedenti causa ignoranza — è innegabile che i Nostri abbiano raggiunto un'alchimia invidiabile. Il vero e unico neo è l'impressione che venga talvolta a mancare un pizzico di istinto selvaggio in favore di una ricercatezza pronunciata, laddove forse la proposta generale (specialmente nelle prima metà dell'album) avrebbe necessitato di qualche dose di maggiore ruvidità; quest'ultimo elemento infatti — quando presente — si fonde ottimamente con l'impianto atmosferico, producendo episodi di ottima caratura, morbosi e dai tratti orgogliosi, soprattutto nella seconda parte del lavoro.

Il perno attorno a cui evidentemente ruota l'intera proposta è dunque l'evidente passione impiegata nella manipolazione della materia melodica, fattore che raggiunge il momento di massima compiutezza nella conclusiva titletrack, la quale merita due parole a parte: quantunque l'attinenza con il Black Metal in senso stretto sia assai poca, il pezzo raggiunge vette di emotività davvero considerevoli, fino a farmi immaginare quali risultati potrebbero ottenere questi signori qualora si cimentassero ipoteticamente in una qualche forma di Doom atmosferico.

Tralasciamo ora però le mie elucubrazioni improbabili e torniamo a noi: quello presentato dai Nazghor è un Black Metal che (non me ne vogliano i puristi, poiché non lo dico con intenti denigratori) possiede un carattere sovente danzereccio, certamente di non difficile fruizione nemmeno per gli ascoltatori meno navigati; una proposta comunque di qualità, al cui interno sono evidenti tanto la giusta devozione per lo stile patrio quanto l'indubbia capacità dei musicisti di comporre tracce di spessore. "Death's Withered Chants" è un prodotto onesto, non scevro da difetti, ma più che godibile nella sua interezza; sicuramente non rivoluzionario o eleggibile a capolavoro, tuttavia in grado di incontrare il favore di quegli insaziabili che di Black Metal non ne hanno mai abbastanza.

Facebook Comments