NAZGHOR – Infernal Aphorism

 
Gruppo: Nazghor
Titolo: Infernal Aphorism
Anno: 2017
Provenienza: Svezia
Etichetta: Non Serviam Records
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TRACKLIST

  1. Opus Profanus
  2. Malignant Posession
  3. Decretion At Eschaton
  4. The Darkness Of Eternity
  5. Deathless Serpent
  6. Rite Of Repugnant Fury
  7. Ephemeral Hunger
  8. Spawns Of All Evil
  9. Absence Of Light
  10. Infernal Aphorism
DURATA: 1:00:01
 

Esattamente un anno fa vi presentavamo i Nazghor e il loro quarto lavoro sulla lunga distanza "Death's Withered Chants". Il 2017 vede il ritorno della band svedese con una nuova uscita intitolata "Infernal Aphorism".

Dope Fiend parlò del gruppo come ampiamente ispirato al Black Metal svedese, citando Dissection e Dawn come termini di paragone; a questi due nomi mi sento di aggiungere quello dei Mörk Gryning, a dire il vero i primi che mi sono venuti in mente durante l'ascolto.

Con solo un anno di distanza dal disco precedente è difficile immaginarsi cambiamenti rivoluzionari; siamo, anzi, proprio all'estremo opposto: potrei benissimo rubare gran parte delle parole del mio collega Aristocratico e applicarle ugualmente a "Infernal Aphorism". La band, infatti, propone nuovamente un Black Metal fortemente melodico legato alla propria terra, ben congegnato nella rilevanza data alle chitarre — indubbie protagoniste del lavoro — e senza grosse sorprese che possano capovolgere la situazione.

L'album risente di una leggera stucchevolezza in qualche occasione, dovuta principalmente all'assenza di una reale alternativa all'approccio estremamente melodico delle sei corde, riproposto in maniera pressoché costante, senza cambi di registro e senza mai realmente spostare i riflettori sugli altri strumenti. Lo scream del cantante, in particolare, risulta abbastanza anonimo e la sua presenza non aggiunge più di tanto alla musica, pur non avendo nemmeno effetti negativi.

Detto ciò, i dieci brani suonano sufficientemente godibili: la fiera epicità mai troppo ostentata che si fa strada qua e là, l'orecchiabilità e la buona fattura dei riff, una sezione ritmica competente e una produzione discretamente pulita e adeguata al sound rendono l'ascolto semplice e gradevole, riuscendo anche a sfiorare le corde emotive in pezzi quali "The Darkness Of Eternity". I Nazghor si dimostrano invece in grado di apparire più aggressivi in episodi come "Decretion At Eschaton" senza snaturare la propria musica, forse non sfruttando quanto potrebbero questa caratteristica che effettivamente compare raramente.

Al di là di brevi inserimenti di pianoforte o cori qua e là, il disco scorre in maniera decisamente liscia, a eccezione del finale rappresentato dalla lunga titletrack che — come accadeva in "Death's Withered Chants" — si spinge in territori diversi dal Black Metal proposto fino a quel momento; qualche tendenza Doom, ma soprattutto Heavy, appare nel corso dei dieci minuti, adeguandosi alle sonorità tipiche dei Nazghor. La sensazione che il gruppo potrebbe osare di più nelle proprie composizioni traspare esattamente da episodi come questo, prova inconfutabile che le capacità per andare oltre uno schema prestabilito — per quanto comunque funzionante — ci sarebbero.

In definitiva, "Infernal Aphorism" è una prova gradevole e senza vere e proprie pecche, se non quella di vivere eccessivamente all'ombra di chi ha reso celebre la Svezia in ambito Black Metal; si tratta, comunque, di un disco adatto specialmente a chi ama il lato più melodico del genere o a chi vorrebbe avvicinarcisi. I Nazghor si confermano indubbiamente come una buona band, ma la mia personalissima speranza è che riescano a fare il passo decisivo per superare i propri limiti. Essendo arrivati al sesto album, credo che il mio augurio sia più che lecito.

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