NEAR – The Opening Of The Primordial Whirl

 
Gruppo: Near
Titolo: The Opening Of The Primordial Whirl
Anno: 2010
Provenienza: Italia
Etichetta: ATMF
Contatti:

non disponibili

 
TRACKLIST

  1. Ventrar
  2. Aquile Nere
  3. The Mountain's Blood
  4. Old Wolf
  5. Vein's Cut On Man
  6. Human Illusion
  7. Pian Della Cenere
  8. The Dead Side Of Human Nature
DURATA: 41:03
 

I Near sono una delle tanta realtà che popola l'underground black metal italico e non sono un nome nuovo, dato che girano ormai dal 2002. Dopo aver infilato un demo, due split e pure un raccolta, hanno prodotto l'album di debutto "The Opening Of The Primordial Whirl" sotto l'ala protettrice della nostrana ATMF.

I musicisti coinvolti in tali progetti a molti saranno noti per le passate e presenti esperienze in band conosciute come Beatrik, Tenebrae In Perpetuum e Chelmno. Essi si presentano con un black di matrice prettamente novantiana e a un primo ascolto l'album sembrerebbe soffrire di una sorta di omogeneità compositiva che potrebbe annoiare, ma non è proprio così. Al cospetto di un suono spesso primordiale e nero nell'avventurarsi in terreni evocanti il periodo dei Darkthrone di "Transilvanian Hunger", i Near vanno studiati nei minimi dettagli difatti sono le atmosfere e l'umore interno al disco a fare la differenza. Lo strato propriamente scuro delle tracce viene appesantito da una coltre di malinconia struggente e disperata che si posa sulle note, rendendole melodicamente dolciastre e al medesimo tempo tristemente grevi. L'aspetto buio e nebbioso che cela e avvolge il contorno è dominante, la sensazione di vuoto senza fine provocata in "Human Illusion" e il corso naturale intriso di cupe emozioni di "The Dead Side Of Human Nature" vengono affiancati dall'eleganza e dall'elementare visione del genere dell'accoppiata composta da "Aquile Nere" e "The Mountain's Blood", a cui si aggiunge la ferale e famelica "Old Wolf".

Per quanto si possa definire nulla di nuovo, il disco fila davvero bene: la composizione è fluida, priva d'intoppi o cadute di stile e mette in evidenza l'operato di Vidharr dietro le pelli, che supporta con i suoi pattern in evoluzione il lavoro delle chitarre; invece Polninus alla voce si sbatte sui pezzi annerendoli con il suo raschiare, al pari di un lupo che con il proprio richiamo attende la luna piena per attaccare. Una menzione particolare poi va fatta all'uso dei sintetizzatori, efficaci, mai invasivi e inquadrati nel ruolo d'accompagnamento nel modo più adatto e incisivo.

Il punto debole di "The Opening Of The Primordial Whirl" è la produzione: pur essendo ben fatta, tanto che si percepisce più che discretamente il suono della strumentazione in toto e anche il basso di Ferghus ha abbastanza spazio per farsi notare, risulta fredda e in certi momenti addirittura distaccata, stridendo mortalmente con l'alto tasso atmosferico di cui la formazione si fa più che positivamente carico.

I Near sono un bel progetto e chi segue la scena italiana dovrebbe quantomeno inserire questo disco nello stereo più volte prima di esporsi in un semplice parere, poiché sul lungo corso guadagna e si fa apprezzare non poco. Consiglio pertanto di godervi questo parto musicale, che ha imboccato il sentiero che conduce a risultati prestigiosi, vedremo il futuro cosa riserverà alla band.

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