NECANDI HOMINES – Da’at

 
Gruppo: Necandi Homines
Titolo: Da'at
Anno: 2017
Provenienza: Italia
Etichetta: Vacula Productions
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TRACKLIST

  1. Memento
  2. The Faceless Sculpture
  3. The Fifth Dimension
  4. Desolation Of The Ocean After The Storm
  5. Through Deep Waters
DURATA: 41:31
 

Pur essendo da poco giunti al debutto ufficiale, i Necandi Homines non sono una band di recente formazione né i suoi componenti sono dei novellini. Non sto dicendo ciò semplicemente come un'informazione trovata in trenta secondi di ricerca nell'onnisciente web, quanto come una constatazione a seguito di ripetuti ascolti di "Da'at".

Entrambe le affermazioni sono comunque vere: il quartetto marchigiano si formò ben dieci anni fa e tra i membri attuali figurano personaggi di realtà quali Infernal Angels e Haegen. Questo album di esordio ci permette finalmente di conoscere un progetto che si auto-presenta come «Hypnotic Black Metal»: se da un lato questa definizione è sicuramente calzante, dall'altro risulta abbastanza riduttiva.

L'apertura affidata a "Memento" rende subito chiaro l'aspetto ipnotico: non c'è altro modo, infatti, di definire la nenia eseguita dalla voce dolceamara di Federica Priscilla Nicodemo, accompagnata solo da un cantato più estremo e da una chitarra il cui suono sembra arrivare dalle profondità oceaniche. Iniziare un disco di soli quaranta minuti con un brano di otto di questo stampo può sembrare una scelta azzardata, tuttavia ci si rende conto abbastanza in fretta che l'intero lavoro non segue una struttura standard: basti guardare la durata delle singole tracce, tra le quali sono presenti episodi sotto i cinque minuti, altri moderatamente lunghi, fino ad arrivare a un colosso di oltre un quarto d'ora.

Per incontrare il Black Metal vero e proprio bisogna aspettare la successiva "The Faceless Sculpture", ma non appare esattamente nella sua forma più pura: la pesantezza di certo Doom Metal si fa sentire in molte occasioni, specialmente nei ritmi che — pur sfruttando un certo dinamismo nelle fasi più spinte — non eccedono mai in velocità. Durante l'ascolto si possono notare diversi momenti in cui le sei corde mettono da parte le dissonanze più aggressive in favore di un'atmosfera inizialmente plumbea — tanto da portarmi alla mente gli abissi dei Dolorian — per poi lentamente alleggerirsi, fino a tendere a un Post-Rock sognante e riflessivo, addirittura psichedelico, in "Desolation Of The Ocean After The Storm". Ciò avviene solitamente durante i lunghi passaggi strumentali, mentre i picchi di intensità corrispondono alle comparse dell'elemento vocale che spesso si pone su più strati, sia con una linea pulita che con una più legata al Metal estremo, oltre al contributo femminile citato in precedenza e che ricompare nella lunga traccia conclusiva.

Nonostante le particolarità sia della scaletta che della musica in sè, l'album riesce a mantenere alta l'attenzione per tutta la sua durata: è merito anche di una produzione curata, cupa al punto giusto e con l'equilibrio adatto di pulizia e asprezza, in grado di trasmettere al meglio la negatività introspettiva che caratterizza il lavoro.

Non aspettatevi riff memorabili o pezzi orecchiabili: "Da'at" vive prevalentemente delle sensazioni nere che riesce a emanare; le composizioni sono, invece, caratterizzate da un relativo minimalismo, compensato comunque dalla ricchezza e dalla cura apportata ai suoni e all'effettistica talvolta inusuale per il genere, come nel finale quasi liquefatto di "Through Deep Waters".

Ovviamente, tutto ciò significa che il modo migliore di godere di questa esperienza è quello di affrontarla nel suo complesso, senza estrapolarne singoli pezzi, togliendo il contesto a cui appartengono. Avrete capito che i Necandi Homines hanno prodotto un debutto coi fiocchi, dedicato agli ascoltatori più coraggiosi e abituati a scavare nelle profondità più nere e introspettive del mondo musicale. Se fate parte di questa categoria, "Da'at" saprà senza dubbio soddisfare i vostri gusti.

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