NECHOCHWEN – Azimuths To The Otherworld

NECHOCHWEN – Azimuths To The Otherworld

Informazioni
Gruppo: Nechochwen
Anno: 2009
Etichetta: Bindrune Recordings
Autore: M1

Tracklist
1. Allumhammochwen: The Crossing
2. At Night May I Roam
3. Gissis Mikana
4. Red Ocher
5. Confluence
6. The Eyes Of The Mesingw
7. Charnel House
8. Graves Of Grandeur
9. Noameatha, You Are The Ghost In The Water
10. The Forgotten Death Ritual
11. Four Effigies
12. Azimuths to the Otherworld
13. Graves Of Grandeur (Reprise)

DURATA: 59:36

La Bindrune RNECHOCHWEN - Azimuths To The Otherworld ecordings accoglie nella propria scuderia un altro cavallo di razza dopo gli interessanti Wodensthrone, già passati sulle nostre pagine con “Loss”: sto parlando degli statunitensi Nechochwen, band originaria del West Virginia e formatasi nel 2005. L’immediatezza della musica non sembra interessare l’etichetta dato che anche questa volta ci troviamo per le mani un album complesso, multisfaccettato e da sviscerare con molta calma tramite ascolti attenti.

“Azimuths To The Otherworld”, come ci richiama il flyer, è “un’appassionata esplorazione dell’eredità dei Nativi Americani” attraverso la fusione della strumentazione acustica con la potenza del metal. Mai come questa volta però un termine come folk metal risulta riduttivo e sminuente. L’intero disco è permeato da un’aura magica, di un’epoca che fu e che oggi fatichiamo a ritrovare, di sensazioni immortali, senza tempo ma forse disperse per sempre nella realtà quotidiana. Nel sangue dei Nechochwen però pulsano più vive che mai e lo dimostrano nella vitale traccia acustica “Gissis Mikana” così come nell’esplosione metallica di “Red Ocher”, mentre l’opener “Allumhammochwen: The Crossing” è un punto d’incontro dell’anima spirituale con quella più palpabile legata a sfuriate black o a un certo vigore “viking” (termine da prendere con le pinze che ovviamente deve servire come punto di riferimento, in quanto i ragazzi americani non scimmiottano di certo Odino ed il Valhalla!). A rafforzare ulteriormente l’atmosfera generale a tratti sognante e a tratti malinconica ci pensano poi i diversi strumenti tradizionali utilizzati, si vedano ad esempio l’elegia funebre di “The Forgotten Death Ritual” o l’intensa “At Night May I Roam”.

Come detto in precedenza “Azimuths To The Otherworld” non è un disco facile da recepire ma può regalare grosse soddisfazioni proprio per la sua capacità di cattura l’ascoltatore e rapirlo in una sorta di viaggio, questo è dovuto ad alcuni fattori. Il primo scoglio da considerare è la durata corposa poichè non siamo sempre abituati ad avere la pazienza e la volontà di dedicare quasi un’ora del nostro tempo ad un disco e spesso ci limitiamo a sparare sentenze in modo precipitoso; secondo, man mano che passano i minuti la componente metallica va pian piano sfumando (per ripresentarsi solamente nella titletrack, brano numero tredici), il disco assume quindi contorni prettamente folk acustici; terzo, un brano come “Four Effigies” può forse risultare un po’ prolisso, rischio che però non si corre mai nella prima parte dell’album per merito di un songwriting sempre vitale e attento.

Nonostante queste considerazioni è innegabile che i Nechochwen possiedano grandi doti artistiche che permettono loro di inserire all’interno dei pezzi le influenze più disparate senza rendere l’opera complessiva meno organica o compatta. E’ così che le tastiere retrò ed il gusto quasi progressivo di “Charnel House” non stonano affatto e nemmeno le influenze doom della già citata “Four Effigies”.

Tante parole per esprimere un singolo, semplice concetto: i Nechochwen hanno talento e meritano una chance!

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