NECRONOMICON – The Return Of The Witch

NECRONOMICON – The Return Of The Witch

Informazioni
Gruppo: Necronomicon
Anno: 2010
Etichetta: Napalm Records
Contatti: www.myspace.com/necronomiconmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. Into The Fire
2. The Awakening
3. The Time Is Now
4. Necropolis
5. The Order Of The Moon
6. The Return Of The Witch
7. Lilith
8. Alpha And Omega
9. Seven

DURATA: 40:44

NECRONOMICON - The Return Of The Witch E’ tempo di rientro in campo anche per i canadesi Necronomicon, i death/blackster canadesi dopo una lunga pausa di sei anni dall’ultimo “The Sacred Medicines” pubblicano “The Return Of The Witch”, avranno confermato la buona prova precedente?
L’atteggiamento da primedonne con cui si presentano invitando gli ascoltatori a prendere in considerazione la loro realtà come unica degna d’attenzione nel territorio nord americano fa alquanto sorridere, per fortuna le band non si giudicano da queste sparate.
Tocca quindi alla musica fornire la prova tangibile che il millantato spessore artistico sia realmente ciò di cui si vanno fregiando, inserito nel lettore il disco per la prima volta l’album è andato dritto come un treno, l’on air veloce è servito solo a intuire che come tanti hanno virato verso un connubbio fra le due influenze base infarcite da ritocchi atmosferici per aumentarne l’intensità.
Già del secondo però le pecche vengono a galla, ogni singolo brano rimanda ad altra formazione in maniera chiara ma è cosa ben diversa dall’avere influssi da parte di act più conosciuti e con una produzione più ampia, storicamente infatti loro stessi nascono nei primi Novanta, di tempo per costruirsi una personalità propria ne avrebbero avuto ma a quanto sembra hanno tenuto poco in considerazione tale punto.
Apre le danze “Into The Fire”, vai con i Behemoth e i coretti femminili alla Rotting Christ, passiamo allora alla successiva “The Awakening” che si poggia su ritmiche fortunatamente più death, l’innesto operistico richiama i Dimmu Borgir, la traccia è comunque aggressiva al punto giusto, è con “The Time Is Now” che si va incontro all’assalto frontale del platter ma che sa di Malevolent Creation dell’era Blachowiz dietro il microfono.
Dopo aver già tentato diverse varianti si gettano ancor più sull’atmosferico con “Necropolis”, la voce raspa maggiormente, le note di piano fanno compagnia dando quel tocco decadente per poi far spuntare dal nulla l’ennesimo coro clean a chiusura, non vi sembrano già usate tali soluzioni? Non vi vengono in mente gente come Nile o The Monolith Deathcult che con questa tipologia di musica c’han costruito album su album?
Sette minuti di “The Order Of The Moon” e ancora Behemoth in primo piano sia nel riffing che nell’impostazione e uso dei synth cosa ci attenderà con l’arrivo della titletrack? Riffing ultrasplettrato che in qualche modo porta alle mente i Necrophobic, c’è molta Svezia, improvvisamente spunta il distorsore alla voce in stile Vincent di “Domination”, non so quale altro cliché già usato possano tirar fuori.
“Lilith” è veramente l’attimo che uno si attende dopo tanto ripasso, un po’ di relax tribale, certo le note di piano per assonanza potrebbero ricondurre a quelle scelte dai Malevolent Creation in “Eve Of The Apocalypse”, la prima traccia di “Retribution” ma almeno è una sosta piacevole prima che l’ennesima lezione di casa Morbid Angel con supporto Dimmu Borgir prenda forma in “Alpha And Omega”, non resta che provare con l’ultima “Seven” che come se non bastasse non fa altro che confermare quanto già accaduto in antecedenza e chiude il disco portando con sé tanto rammarico.
“The Return Of The Witch” è ben suonato, prodotto alla grande ma per la personalità a chi dobbiamo rivolgerci? Forse prima di autoincensarsi dovrebbero provare a pensare, mettersi in gioco in prima persona.
Perchè ho ascoltato un album figlio di tutti ma non dei Necronomicon?
Per quanto non originalissimi erano riusciti a farsi apprezzare con “The Sacred Medicines” e quindi reputo un passo indietro questa evoluzione da cartello con scritta: “Seguiamo il trend”!
Gli amanti del death/black diano pure l’oppurtunità all’album dei canadesi di girare nello stereo, non dispiace ma al tempo stesso non riesco minimamente ad esaltare una prestazione simile, ci vuole ben altro per incantare.

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