NECROVATION – Necrovation | Aristocrazia Webzine

NECROVATION – Necrovation

 
Gruppo: Necrovation
Titolo: Necrovation
Anno: 2012
Provenienza: Svezia
Etichetta: Agonia Records
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TRACKLIST

  1. Necrovorus Insurrection
  2. Dark Lead Dead
  3. Pulse Of Towering Madness
  4. Commander Of Remains
  5. New Depths
  6. Sepulchreal
  7. Resurrectionist
  8. The Transition
  9. Ill Mouth Madness (The Many)
DURATA: 46:40
 

I Necrovation fanno parte di quella schiera di band che ti fanno veramente credere alla non morte del death metal old school. Mentre molti relitti della vecchia scuola vanno a puttane e nonostante sia criticabile un movimento revival che il più delle volte si limita a entusiasmare i cuori grazie a prestazioni poco più che scolastiche — e in alcuni casi anche con lavori di buona caratura ma sin troppo figli d'altri — c'è chi come i Karnarium e gli ancor più recenti Morbus Chron, non solo ha accolto a braccia aperte il gene dei primordi, ma l'ha fatto decisamente proprio.

Il quartetto composto da Seb (voce e chitarra), Fredrick Almström (chitarra), Anton (basso) e Bünger (batteria) ha modificato la sua malevola esposizione nel corso dei quattro anni trascorsi dal debutto "Breed Deadness Blood", inframezzati dall'uscita dell'ep "Gloria Mortus" nel 2010, aumentando in maniera esponenziale il peso della matrice death nazionale a sfavore degli influssi statunitensi maggiormente presenti in passato. Vi è oltretutto una maturità compositiva acquisita che ha permesso loro di sfruttare una quantità gradevole e ben innestata di spunti di natura heavy, mantenendo intatte le virate sia in ambito di confine con il black metal che con l'attitudine più groove e death'n'roll in svariate circostanze: questo album omonimo è completo sotto tutti i punti di vista.

Se Entombed e Dismember sono la coppia più amata degli anni Novanta svedesi, almeno per ciò che concerne il revival del passato, sono presenti anche le figure dei Repugnant, degli Edge Of Sanity nella prima veste e dei Merciless a rafforzare l'intelaiatura maligna di una prova macina-ossa, che sfodera un riffing spettacolare e sfaccettato in brani quali "Dark Lead Dead" e "Commander Of Remains", mentre in "Sepulchreal" si può apprezzare appieno l'operato del basso di Anton. Il groove atmosferico emerge invece da "Resurrectionist", con la stravagante strumentale "The Transition" che inserisce un lato acustico e sinfonico.

Non c'è un pezzo che non valga la pena ascoltare, i rimanenti episodi, chi per un motivo chi per un altro, riescono comunque a mantenersi vivi dentro l'orecchio nel tempo e si fanno ricordare proprio perché ci si rende conto che gli svedesi stavolta — molto più che nel capitolo precedente — sono stati attenti a curare il lavoro compositivo, permettendo ai singoli brani di avere ognuno una propria caratteristica guida, tanto da renderli essenziali nello svolgimento della scaletta. Di certo non posso negarmi il piacere egocentrico di "Necrovorus Insurrection", stilisticamente elegante nella sua crudezza, né tantomeno l'oscurità funesta della conclusiva "Ill Mouth Madness (The Many)", così come non posso negare i complimenti alla prestazione vocale di Seb, che grezzo e ruvido si scaglia sulle tracce, accrescendone la cattiveria di per sé già notevole.

Volete parlare di suono retrò? È ovvio che "Necrovation" sia un successore naturale di quella stirpe di band che ci fece arrapare come lupi che ululano alla luna piena. Capolavori? No, quelli sono già stati scritti e composti negli anni addietro, non per questo si può negare però che i Necrovation siano una formazione da considerare di fascia "A" fra quelle sorte fra la fine degli anni Novanta e il post 2000. Per questi e un altro migliaio di motivi che solo l'ascolto potrà giustificare, vi suggerisco vivamente di fare vostro "Necrovation": finiamola con le parole e passiamo ai fatti.