NEED – Orvam: A Song For Home – Aristocrazia Webzine

NEED – Orvam: A Song For Home

 
Gruppo: Need
Titolo:  Orvam: A Song For Home
Anno: 2014
Provenienza: Grecia
Etichetta: Trailblazer Records
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TRACKLIST

  1. Lifeknot
  2. Entheogen
  3. Symmetrape
  4. Mother Madness
  5. Construct
  6. Hotel Oniro
  7. Orvam
DURATA: 59:00
 

Non sono mai andato pazzo per i Fates Warning, pur apprezzando le loro soluzioni piuttosto uniche nel panorama del progressive metal: ritmiche serrate e riff potenti si alternano alla modularità di Alder, il quale partecipa con la componente melodica tanto abusata da altri gruppi, Dream Theater in testa. Alla stessa maniera, mi sono sempre mosso con un certo sospetto in casa Nevermore, più per il muro sonoro che per un vero e proprio disinteresse. Fatto sta che i Need, gruppo progressive ellenico, pare siano stati partoriti con gioia da questi due grandi nomi.

"Orvam: A Song For Home" è il loro terzo disco: uscito da poco più di un mese, oltre a offrire un miscuglio di piacevoli influenze moderne, non ha paura di affrontare il mercato con un'aperta prestazione all'insegna dei gruppi più energetici. Il disco è composto da sette tracce, una delle quali, "Hotel Oniro", interamente recitata: questa pare essere il leitmotiv dell'intero album, affrontando le tematiche sull'incertezza dell'esistenza e il modo in cui viviamo; per questo dispiace di non essere stato in grado di analizzare meglio i testi per via delle poche informazioni ricevute. In ogni caso, la parte compositiva sonora gioca un ruolo fondamentale nella rappresentazione stilistica del gruppo: è il caso di "Entheogen" che, tra momenti di sovrapposizione corali e innesti al limite dell'esotico, fornisce una presentazione molto più interessante del gruppo rispetto alla traccia d'inizio, abbastanza più fiacca.

Le resa dei cinque musicisti greci convince nel contenuto, ma non sempre nella forma: i giri di chitarra che danno forma ai brani, con un ritmo sostenuto e distorto, a volte sembrano quasi essere inseriti a forza tra i ritornelli, o tra i vaghi momenti di esecuzione solitaria dei singoli strumenti. Anche la prova vocale non delude, soprattutto in "Mother Madness" e nel brano che porta il titolo del disco (i punti sicuramente più alti), ma a volte sembra quasi che faccia a pugni con la tonalità di esecuzione. Jon V. tenta di essere il più versatile possibile, ma si rimane col dubbio se sia un problema suo, o se forse sono le atmosfere cupe del sound dei Need a essere in contrasto con le sue note vagamente più alte. Discorso a parte per Anthony Hatzis e le sue tastiere, pressoché impercettibili: problemi di missaggio o troppi pochi innesti per un pianoforte?

Una cosa è certa però: "Orvam" è un disco che scorre veloce nella sua ora netta di durata. Un'opera che probabilmente non sarà un capolavoro assoluto, ma che fa il suo dignitosissimo lavoro in campo progressive. Il mio consiglio è quello di fidarsi di questi cinque ragazzi della terra di Ulisse e di farci un pensierino nel caso si stesse cercando qualcosa dalle sonorità più dure e dalla pratica meno "sborona".