NEUTRA – Music For An Exhibition

 
Gruppo: Neutra
Titolo: Music For An Exhibition
Anno: 2014
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. After The Flood
  2. Parthenogenesis
  3. Points Of View
  4. Pop Cola
  5. A Landscape
DURATA: 45:54
 

Francesco Maria Narcisi è un musicista dalla formazione variegata, e sotto lo pseudonimo Neutra ci mostra la sua creazione: un disco ambient dai toni minimalistici, nato sotto la stella di una duplice sfida.

La composizione è stata la prima: ogni brano è stato sviluppato sotto l'influenza di "Eterogenea", un'esposizione collettiva d'arte contemporanea; sono stati infatti i suoi autori a lanciare il guanto. Al termine della mostra però l'autore non ha voluto chiudere l'avventura di "Music For An Exibition" con un punto fermo, dunque ha dovuto accettare una sfida più difficile, quella con se stesso, nel cercare un'universalità per il suo disco. Poiché lo stesso autore ha dato molta importanza a questa premessa, ho cercato di valutare il risultato da due punti di vista differenti: prima di tutto ho provato ad ascoltarlo alla cieca, ignorando completamente il contesto da cui proveniva. Dopodiché ho preso in mano la grafica e ho cercato di concettualizzare e contestualizzare il flusso.

Il primo ascolto è stato altalenante, a tratti addirittura fallimentare. Poiché ciascun brano è stato cucito attorno a un momento ben preciso, pare quasi di giungere a metà di una conversazione, senza aver la possibilità di chiedere spiegazioni riguardo quanto detto precedentemente. La non-conoscenza dell'attimo rende l'ascolto davvero difficile in alcuni casi.

Il disco si apre con "After The Flood", i cui delicati arpeggi si sposano molto bene con il titolo, trasmettendo con chiarezza la sensazione della calma dopo la tempesta. Appartiene all'ambient più classico, quello definito «tanto ignorabile quanto interessante» da Brian Eno, l'ideatore del genere. Possiamo dire la stessa cosa di "Points Of View": questi due brani sono riusciti a superare la prova, guadagnando così la possibilità di diventare ottimi compagni di lettura o di riflessione.

La seconda traccia, "Parthenogenesis", rappresenta invece la parte più problematica del disco. Inizia in sordina con un ritmo lento e soffuso, ma pungola di tanto in tanto l'ascoltatore, nel tentativo di focalizzare la sua attenzione su un messaggio non recepibile. Nel finale i toni diventano leggermente più oscuri, ma considerata l'impossibilità di contestualizzare il messaggio riesce addirittura a creare angoscia, come a punire l'ottusità del destinatario.

Restano "Pop Cola" e "A Landscape" a destreggiarsi sul filo del rasoio: notevolissimo il secondo, ma la manifesta non-conoscenza del contesto riappare saltuariamente, impedendo di godere appieno del pezzo.

A questo punto, un po' sconfortato, ho impugnato le illustrazioni (come surrogato del contesto) per scoprire se fosse possibile raggiungere la comprensione del messaggio. Qual prodigio! Anche i passaggi più oscuri sono diventati immediatamente lampanti. Anche le dissonanze più fuori luogo, persino gli ultimi avvitamenti di "Parthenogenesis", sembrano ora perfettamente giustificati. Potete godere della stessa avventura sul canale Youtube ufficiale, dato che sono presenti tutte le tracce con l'opera abbinata. Ve ne illustrerò dunque i passaggi che più mi hanno colpito.

"After The Flood" accompagna "Vele", una tela di Vincenzo Massari. I tratti rapidi e agitati danno un valore aggiunto al piano, che in una delicata sinestesia si fonde alla vibrazione del tessuto percosso dal vento, mentre gli archi agitano le onde. Una malinconia persistente ci accompagna per l'intera durata del pezzo, ma non appesantisce l'atmosfera: pare invece che entrambi gli autori stiano intensamente immersi in un ricordo ormai lontano nel tempo.

"Parthenogenesis" dal canto suo porge il braccio a "Esalazione", installazione di Piergiorgio Asuni. Le forme fanno pensare a un futurismo rielaborato in chiave minimale, in cui tutto è stato rimosso a eccezione del dinamismo stesso; d'altra parte, il concetto di esalazione richiama il movimento di qualcosa di impalpabile. Allo stesso modo le sonorità di questo brano sono intangibili ma in continuo divenire, in un crescendo e calando che pare seguire gli avvitamenti metallici. Possiamo percepire una continuazione, là dove l'avvitamento raggiunge il minimo spessore e s'interrompe: i toni diventano più confusi e oscuri, mentre l'esalazione si fonde con l'aere circostante.

"A Landscape" chiude il disco assieme a "Paesaggio", tela di Paolo Capriotti. Vibranti suoni sintetici esprimono la vitalità dell'ambiente naturale raffigurato, così intensa da rendere confusa la vista dello spettatore. I colori si stagliano con macchie ben definite su uno sfondo indistinto, come se l'osservatore troppo avido non riuscisse a focalizzare l'attenzione su nessun dettaglio, nel vano tentativo di recepirli tutti assieme.

Tuttavia, dopo questo ultimo ascolto sono molto più confuso di prima nella valutazione di questo disco. È indubbiamente bello, tanto quanto indubbiamente criptico non appena smetto di fissare le immagini. Il suo tendere asintoticamente al momento della creazione lo categorizza senza possibilità di errore nella categoria dell'ambient che plasma la situazione piuttosto che in quello che si adatta alla situazione: posso pertanto consigliarlo solo a chi ricerca il lato interessante della musica ambientale, oppure a chi è disposto a farsi accompagnare in questa piccola esposizione: tutti gli altri potrebbero irrimediabilmente arenarsi sulla seconda traccia.

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