NIGHT HEIR – Wind In My Dream Mist In My House | Aristocrazia Webzine

NIGHT HEIR – Wind In My Dream Mist In My House

Informazioni
Gruppo: Night Heir
Titolo: Wind In My Dream Mist In My House
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: nightheir.bandcamp.com
Autore: Advent

Tracklist
I. Weeping Of The Boughs
II. The Night Heir
III. No Sympathy From Demanding Idols
IV. Indigo Woman
V. Böcklin
VI. Temples Of Muir (Every Tree A Cross)
VII. Plaintive Orion
VIII. I Seek Myself
IX. I See Myself
X. DawnMan Outroduction

DURATA: 34:58

NIGHT HEIR - Wind In My Dream Mist In My House I Night Heir sono nati nella città di Portland, Oregon, territorio degli Agalloch che già per la location la dice lunga sulla particolarità del loro stile musicale, inizialmente come one-man-band poi consolidatasi come duo.

“Wind In My Dream Mist In My House” è un’opera impossibile da catalogare, frutto del lavoro di un’unica mente che si è fatta affiancare da persone preparate. A grandi linee mi sento di definirla come una uscita “post”, dicendo tutto e niente allo stesso tempo. Incoraggio però chi di post-metal/core/rock non ne vuole sapere ad abbandonare i pregiudizi. Anche se l’album inizia con un blues rarefatto, distorto e sperimentale che chiama in causa i Bohren & Der Club Of Gore insieme ai Mare canadesi (i quali hanno fatto tremare la terra con una demo), lo stile per quanto riguarda song-writing e produzione ricorda da vicino i primi Today Is The Day ma soprattutto il doom post-core dei già citati Mare. Ogni pezzo è legato a quello che lo precede in una unione indissolubile, l’ascolto è spontaneo e inarrestabile come un flusso d’acqua. La spartanità dei Mare viene arricchita da sfondi di synth, tastiere, campane e sonagli che sbattono tra di loro, da flash post-punk alla Swans, da quel nichilismo privato della fredda componente industrial. In alcuni frangenti viene evocato il doom progressivo e oscuro dei Neurosis per alcune scelte strumentali e vocali. In questa magica cassetta ci sono anche influenze neo-folk, consiglio però di prendere con le pinze questa definizione, l’umore dei Tenhi si sente. L’etichetta post-black che gli è stata affibbiata è secondo me inopportuna, semplicemente perché dei riff molto stretti e delle percussioni simil-tupatupa non bastano per essere black metal né tantomeno post-black; pezzettini della loro musica potrebbero essere lontanamente assimilabili ad alcune sonorità black-gaze. “WIMDMIMH” non è figlioccio di nessuno. Il sottofondo d’avant-garde post-punk ha influenze noise rock mantenendosi lontano anni luce dai Sonic Youth, più pesanti invece le caratteristiche sludge e stoner che si adeguano con disarmante semplicità al contesto sonoro. Il cantante ha uno stile lamentoso che nei bassi ricorda Ozzy dei primi due Black Sabbath sebbene sia più soffocato dagli strumenti, in scream si avvicina ai toni dei Today Is The Day privati dei picchi di Steve Austin, spesso fastidiosi e che laceravano ogni volta i timpani. Certo, sono venuti dopo gli Have A Nice Life, ma se con “Deathconsciousness” ci siamo trovati tutti ad urlare al miracolo sapendo cosa fosse quello che stavamo ascoltando, i Night Heir ci lasciano con l’amaro in bocca di non poter descrivere questa dannata cassetta da tre fottutissimi dollari (per chi vuole il formato fisico dell’opera), scaricabile sul loro bandcamp.

La band è una rivelazione e l’album in questione un capolavoro, punto. La paura è che sia un fuoco di paglia, che dopo non resti che la morte artistica. Il blog ufficiale della band però ci rassicura, stanno registrando il nuovo album, e non sono in due a farlo.