NIGHTPRAY – Dreamocracy

 
Gruppo: Nightpray
Titolo:  Dreamocracy
Anno: 2010
Provenienza:   Romania
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Light's Out
  2. Start On The Run
  3. September Highways
  4. Falling
  5. Intermission: Learning To Feel Less
  6. The Long Distance Passenger's Anthem
  7. Shadow's Apartment
  8. Black Coffee With Purple Dust
  9. Eulogy In Croack Flat
  10. How Many Days, How Many Fairytales
  11. Door 11
DURATA: 38:27
 

Ascoltando il Myspace dei rumeni Nightpray rimasi notevolmente colpito. La formazione è composta da personaggi più o meno noti, fra cui spiccano i nomi di Costin Chioreanu nel ruolo di chitarrista (conosciuto nel panorama per la sua Twilight13media Design, che ha collaborato e collabora con nomi del calibro di Ulver, Summoning, Grave e Aura Noir, per citarne qualcuno), Mr. S dei Satanochio come cantante e Clandestine, il bassista dei Dødheimsgard.

"Dreamocracy" è il secondo album e succede al debutto "Five Hours Before And Sometimes After", che a sua volta aveva segnato la rinascita di un percorso dalle ceneri della Subway Night Orchestra. Il genere con cui si presenta è di difficile catalogazione, visto che non ci sono linee guida precise: dal jazz al rock sperimentale, dal black metal all'ambient, passando per atmosfere gotiche, le undici composizioni si snocciolano facilmente in quanto molto piacevoli all'udito, prestandosi anche a un ascolto leggero di compagnia, ma per entrarvi dentro, provando a immedesimarsi nei vari stati d'animo e godendo delle variazioni costanti, il numero dei passaggi nello stereo varierà costantemente, a seconda della vostra libertà mentale e pazienza.

Il viaggio sonoro inizia con le note di una scura e strumentale "Light's Out" che prepara la strada per "Start On The Run", in cui la melodia affonda le radici in una natura darkwave ottantiana dolciastra, sorretta e innalzata dalla vocalità sofferta di Mr S. Le succedono "September Highways" e "Falling", brani che sembrano ripercorrere la strada del goth-rock, anche se l'emotività trasmessa ha fattezze post nella sua grigia e cocente malinconia. Tocca quindi a "Intermission: Learning To Feel Less" porre il primo tassello per un cambio musicale che si stava già delineando, ponendosi come un pezzo ambient che quieta i ritmi azzerandoli. "The Long Distance Passenger's Anthem" ha poi il compito di ridare forma viva all'album, alternando attimi di calma con altri di spinta hardcore che s'intrecciano dinamicamente altalenanti in un mix d'aggressività e melodia. Che qualcosa si stia modificando è però evidente, tanto che in "Shadow's Apartment" presenziano anche chitarre post rock ad arricchire un piatto già di per sé colmo.

Più si va avanti e più S va fuori di testa vocalmente, si arriva al punto in cui la sua prova diventa talmente divertita nella follia interpretativa da richiamare quella di un saltimbanco o un clown in "Eulogy Croack Flat"; preceduta da una "Black Coffee With Purple Dust" dove s'intrecciano elementi jazz. Due pezzi brevi, ma che mettono in mostra ancora altre sfaccettature di una formazione che non ama fossilizzarsi, questo è ormai palesemente chiaro.

Si è quasi giunti sul finire e "How Many Days, How Many Fairytales" allenta la presa: il post rock atmosferico di cui la traccia è portatrice è sognante e dolciastro, solo Mr. S continua a infierire grevemente. Il contorno è costruito a preludio di una lenta "Door 11" che con buona espressività porta a conclusione un album in più momenti esaltante.

Oltre ai tre componenti precedentemente citati, c'è sicuramente da rendere merito al batterista Napalm: la sua prestazione dietro le pelli è di quelle che fanno la differenza, sia per la dinamica costantemente variegata e personale, sia per le scelte ricercate a livello di impatto o atmosfera intraprese con "September Highways", picco della prova personale.

I Nightpray ci offrono un disco che vale la pena mettere su tante e tante volte, da poter sezionare e scoprire sempre diverso, passando dalla follia alla morbosità, dall'intimità all'avanguardismo scanzonato come nulla fosse. Consiglio quindi "Dreamocracy" a tutti coloro che hanno bisogno di farsi un bel trip in posti dove la catalogazione è superflua ed è l'arte a dirigere le emozioni. Geniale.

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