NIGHTWISH – Imaginaerum

 
Gruppo: Nightwish
Titolo: Imaginaerum
Anno: 2011
Provenienza: Finlandia
Etichetta: Nuclear Blast Records
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TRACKLIST

  1. Taikatalvi
  2. Storytime
  3. Ghost River
  4. Slow Love Slow
  5. I Want My Tears Back
  6. Scaretale
  7. Arabesque
  8. Turn Loose The Mermaids
  9. Rest Calm
  10. The Crow, The Owl And The Dove
  11. Last Ride Of The Day
  12. Song Of Myself
  13. Imaginaerum
DURATA: 74:28
 

PREMESSA

Al fine di interpretare le mie parole e calibrare il mio giudizio in rapporto al nuovo disco dei Nightwish, vi informo che sono (stato) un grande fan della band e ho adorato la produzione cantata da Tarja Turunen, in particolare quel "Century Child" di cui vi avevo già parlato in passato. Un grande fan rimasto prima spiazzato dall'addio della bella finlandese e poi deluso per l'infelice scelta nella sostituzione, con la banale e scialba Anette Olzon. Solo dopo molto tempo sono riuscito a digerire, ma non nella sua interezza, "Dark Passion Play", apprezzando una manciata di pezzi, comunque molto al di sotto degli standard di un tempo. Oggi con "Imaginaerum", settimo capitolo di Holopainen e soci, ho offerto loro una chance per smentirmi, per smontare la mia tesi secondo cui i bei tempi non torneranno più.


L'ATTESA

Al solito l'arrivo di un nuovo lavoro dei Nightwish genera lo scompiglio nel mainstream metallico, dato che si parla di una band con un giro economico non indifferente: per fare un esempio, al 17 dicembre "Imaginaerum" risultava numero uno per vendite in Finlandia, terzo in Svezia e Svizzera, sesto in Germania e trentaduesimo in Italia. Insomma una bomba commerciale. A tutto ciò questa volta si è aggiunta addirittura la produzione di una pellicola cinematografica che seguirà il rilascio del disco, con riprese effettuate in Canada.


IL DISCO

Dopo questo lungo preambolo veniamo alla musica, l'album si compone di tredici pezzi per quasi settantacinque minuti totali: non certo una passeggiata. Dopo la sognante "Taikatalvi", intro che ci conduce nell'immaginario del disco, tocca a "Storytime" scuotere l'ascoltatore: si tratta del brano scelto come primo singolo, un pezzo diretto, incalzante, potente, siamo quindi lontanissimi dalla suite "The Poet And The Pendulum" posta in apertura di "Dark Passion Play" e che rappresentava perciò una scelta parecchio coraggiosa. Solo il ritornello di Anette ammorbidisce l'atmosfera, contrapposto ai classici chitarroni di Emppu Vuorinen e supportato per mantenere il pathos dalle solite magniloquenti orchestrazioni e dall'utilizzo del coro. L'incipit di "Ghost River" mostra il chitarrista esulare parzialmente dal proprio stile, nel prosieguo invece viene dato parecchio spazio vocale a Marco Hietala e al Coro dei Giovani Musicisti di Londra.

Con "Slow Love Slow" ci allontaniamo per la prima volta dalle sonorità dure, qui sono Anette e il jazz a farla da padrone in un contesto molto intimo, minimale e delicato, nel quale trova spazio pure una tromba. Grazie ad "I Want My Tears" si riprende la marcia con l'aggiunta di un tocco folk sulla scia di "Last Of The Wilds", peccato per il piatto contributo di Anette che pare tirare il freno a mano a un pezzo che così non esplode mai del tutto.

"Scaretale" dal canto suo rivela per la prima volta il lato più complesso e ricercato del gruppo, mentre l'atmosfera si fa ora tesa e tenebrosa in un sali e scendi emotivo continuo, nel quale è inserito pure un passaggio circense; qui Anette sembra tirare fuori gli attributi e finalmente donare un po' di grinta alla propria interpretazione. Giunti a metà scaletta, l'intermezzo strumentale "Arabesque" da il là alla soave "Turn Loose The Mermaids", dove la cantante si trova perfettamente a proprio agio, supportata da un bel lavoro della The Looking Glass Orchestra, con i fiati in evidenza. "Rest Calm" tiene fede al proprio nome, crescendo di intensità grazie anche al contributo vocale di Marco senza però sfogarsi completamente, trattenuta dal ritornello; di nuovo i Nightwish rendono più complesso e ricco il proprio lavoro compositivo, evitando comunque eccessi penalizzanti. La decima posizione in scaletta tocca a "The Crow, The Owl And The Dove", in cui duettano le voci con discreti risultati e le poderose orchestrazioni per una delle rare volte sono assenti. Assenza che persiste per un solo pezzo, dato che "Last Ride Of The Day" non esita un secondo nel mostrare il proprio animo power sinfonico e un ritornello di facile presa.

Leggendo 13:29 alla casella durata di "Song Of Myself", vi aspettereste la classica mega-suite targata Nightwish stile "Beauty Of The Beast" e invece devo smentirvi! Il pezzo in questione è sì complesso e dotato anche di un bel riffing serrato, ma dopo sette minuti lascia spazio a un lungo parlato, fondamentale per capire il concept (cosa al momento impossibile al sottoscritto, data la mancanza nel promo digitale ricevuto dalla Nuclear Blast dei testi e del libretto), inutilmente prolisso per l'ascoltatore che attende la conclusione di "Imaginaerum", che avviene con la traccia omonima. La chiusura consiste infatti nella ripresa dei temi melodici di alcuni brani del disco fusi in un pezzo di sei minuti, totalmente strumentale e dal carattere cinematografico, spesso magniloquente. Scelta originale e a mio avviso riuscita.


UN TASTO DOLENTE: ANETTE

Ebbene sì, le lacune più gravi del nuovo album dei Nightwish stanno proprio nella svedese, spesso e volentieri zavorra del gruppo data l'incapacità di esprimere potenza col proprio cantato. Infatti Tuomas è spesso costretto a sostenerla con le onnipresenti orchestrazioni o addirittura coi cori (come avviene in "Storytime"), ma non può niente quando fa precipitare il pathos di "I Want My Tears Back" oppure in duetto con Marco pare una triste controfigura, generando lo sconforto di chi ricorda la splendida interpretazione di Tarja su "Phantom Of The Opera". A conferma della mia teoria sulla inadeguatezza della signora Olzon a cantare in una band power metal sta il fatto che sui brani più soft se la cavi bene ("Slow Love Slow" e "Turn Loose The Mermaids"). Unica concessione che devo farle — peraltro già accennata — è al lavoro più grintoso prodotto in "Scaretale": che Anette abbia margini di miglioramento per il futuro?


CONCLUSIONI

Evitando paragoni impossibili col passato ormai remoto della band, "Imaginaerum" dimostra di essere un album più compatto del precedente, forse facilitato in questo dalla narrazione del concept, e nel quale è stato messo da parte il pop-metal dei pezzi di più facile approccio (i vari "Bye Bye Beautiful", "Amaranth" ma anche "Nemo") in favore di una certa grandiosità orchestrale e sinfonica. Si nota insomma come la band risulti più affiatata. Difficile quindi, specie ai primi ascolti, che qualche singolo pezzo spicchi, a eccezione di "Storytime"; "Imaginaerum" è quindi un disco da prendere intero, evitando di sezionarlo. Tutto sommato sarebbe potuto andare molto ma molto peggio…

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