NIGROMANTIA – Inherited Burden

NIGROMANTIA – Inherited Burden

Informazioni
Gruppo: Nigromantia
Titolo: Inherited Burden
Anno: 2012
Provenienza: Ungheria
Etichetta: Noisehead Records
Contatti: facebook.com/Nigromantia
Autore: Mourning

Tracklist
1. At The Edge Of Sanity
2. Point Of No Return
3. Unhealed Scars
4. Stillborn Justice
5. Inherited Burden
6. Art Of Killing
7. Final Salvation
8. Fallout

DURATA: 35:11

L’Ungheria che suona melodeath a memoria sinceramente non mi fa venire in mente alcuna band di rilievo, quindi i Nigromantia e il loro “Inherited Burden” sono il primo caso che mi capita sotto mano.
La formazione è attiva da meno di un lustro e dopo un avvio di carriera indirizzato verso lidi affini al symphonic black metal, almeno questo si dice del demo “Visions Of Death” rilasciato nel 2009, è con l’ep “Blind Faith” che svoltano in direzione di sentieri svedesi, per poi affinarsi in questo primo capitolo discografico full.
Al contrario di ciò che capita con molti gruppi moderni, non ci troviamo dinanzi a musicisti momentaneamente disposti a scendere a compromessi con il ritornello facile, le melodie sdolcinate e dinamiche tendenti al metalcore. La proposta è invece ben piantata per terra, con soluzioni che sia dal punto di vista della ritmica — vario e incalzante quanto basta il duo formato dal batterista Gergo Gazdag e dal bassista cantante Krisztián Gaál — sia per ciò che concerne il rifforama delle due asce Peter Kiss (anche solista) e David Egri — in equilibrio fra tecnica, armonia e cattiveria — guardano avanti con decisione.
All’interno dei brani vi sono potenza, adrenalina e la pressione del death che in brevi e sparuti frangenti sfocia anche nell’old school, doti alle quali si aggiunge una buona prestazione vocale scura e tagliente del growl, che rappresenta lo sbocco finale adatto a mostrare il disegno musicale dei Nigromantia.
Obbiettivamente la derivazione da un numero di formazioni spaventoso è evidente, i tratti distintivi di almeno sei o sette band ultra note vi verranno in mente senza poterli evitare, del resto vi posso assicurare che il disco gira davvero alla grande. Non ci sono cali e ogni singola canzone possiede il suo perché all’interno di una buona tracklist: “Point Of No Return”, “Stillborn Justice”, “Art Of Killing” e “Final Salvation”.
I Nigromantia hannno debuttato nel modo migliore possibile e anche la produzione li supporta più che discretamente, sia come resa che per definizione dei suoni.
In conclusione, ciò che in principio mi sembrava alquanto improbabile, trovare un ascolto interessante in una scena non propriamente nota per lo stile, è invece divenuto realtà: infatti “Inherited Burden” finisce spesso e volentieri nel lettore, tanto da volervelo consigliare in qualità di papabile acquisto, a patto che superiate lo scoglio della mancanza di novità; ma del resto chi sforna davvero album di musica mai sentita?
Attendete chissà per quale arcano motivo il prossimo lavoro dei Soilwork? Credete che il “piccolo” Christopher Amott potrà ridare realmente vita agli Armageddon, mentre Michael continuerà a tediarci con l’ennesimo disco targato Arch Enemy fastidiosamente zuccheroso? Fra una speranza che potrebbe farci esultare o dissolversi e un attacco di diabete fulminante causato dai signori appena nominati, provate a testare questi ungheresi, di sicuro ne uscirete indenni e magari pure contenti. “Inherited Burden” si merita un pizzico della vostra fiducia.

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