NIL MISERANS – Nil Miserans

 
Gruppo: Nil Miserans
Titolo: Nil Miserans
Anno: 2016
Provenienza: Belgio
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. …Of Love And Death (An Ill Wind And Its Ensuing Storm)
  2. The Crossing
  3. Styx
  4. Facing The Shores Of Hades
  5. Hall Of Judgment
  6. The Escape
  7. The Curse Of The Erinyes
  8. Arise, Lord Of The Lifeless! (Apotheosis)
DURATA: 29:42
 

L'antica Grecia, qualcosa come venticinque secoli dopo la sua nascita, è ancora in grado di destare interesse e fascinazione, oltre alle bestemmie di tanti studenti del liceo classico. Le vittime di questo incantesimo stavolta arrivano dal Belgio, dalla piccola Bruges, nel cuore delle Fiandre, e portano il nome di Nil Miserans: se le mie preistoriche nozioni non mi ingannano, «nulla di cui dispiacersi». Ok, è un nome latino, pure un po' criptico, ma non stiamo troppo a sottilizzare.

Il quintetto è all'esordio assoluto e, anche se tutti i musicisti coinvolti hanno alle spalle una lunga gavetta nelle pieghe dell'underground belga, si può ben dire che quest'album eponimo sia tutto sommato la prima uscita di spessore in cui i Nostri si cimentano. Rigorosamente autoprodotto, possiamo dire subito che il disco è ben fatto e più che piacevole: un black-death metal caldo e avvolgente, che alle volte strizza l'occhio alle soluzioni più epiche messe in evidenza da gente come i Septicflesh, pur senza averne la benché minima pomposità, o i Behemoth, pur senza averne la benché minima velleità da rockstar.

Insomma, gente che cerca la formula magica dell'epicità sobria e non ci finisce nemmeno troppo lontana, probabilmente grazie a una provenienza geografica che mette al sicuro da un approccio eccessivo e scenografico. Questo senza lesinare su blast beat, cambi di tempo e di registro vocale (spuntano anche voci pulite e femminili qua e là).

Anche il concept riveste un ruolo di primo piano nel lavoro dei Nil Miserans: l'intero disco è il racconto della discesa nell'Ade di un fratricida e copre dal momento del suo crimine al confronto finale con il Dio dei Morti. Non vincerà mai un Oscar per la miglior sceneggiatura originale, ma è una storia godibile e molto diretta.

Certo, la mia puntigliosità non può fare a meno di sottolineare come l'utilizzo dei caratteri dell'alfabeto greco qua e là nel libretto finisca per rendere il tutto molto pacchiano, visto che la theta viene usata come «e», la delta come «a» e via di questo passo. Un'inezia, ma il corretto utilizzo delle fonti aiuterebbe a rendere più credibile un album che riesce a convincere per la propria compattezza e concretezza, tuttavia non ancora a lasciare il segno in profondità.

I Nil Miserans sono bravi soprattutto a gestire la propria vena epica in maniera così funzionale e discreta, dove tanti altri gruppi sbrodolano con immagini e soluzioni pacchiane. Ora li si aspetta alla prossima prova per una crescita ulteriore e una personalità un po' più spiccata, che non tarderà ad arrivare una volta presa piena coscienza dei propri mezzi. Buona la prima.

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