NILE – Vile Nilotic Rites

Gruppo:Nile
Titolo:Vile Nilotic Rites
Anno:2019
Provenienza:U.S.A.
Etichetta:Nuclear Blast
Contatti:Sito web  Facebook  Twitter  Youtube  Instagram  Spotify
TRACKLIST

  1. Long Shadows Of Dread
  2. The Oxford Handbook Of Savage Genocidal Warfare
  3. Vile Nilotic Rites
  4. Seven Horns Of War
  5. That Which Is Forbidden
  6. Snake Pit Mating Frenzy
  7. Revel In Their Suffering
  8. Thus Sayeth The Parasites Of The Mind
  9. Where Is the Wrathful Sky
  10. The Imperishable Stars Are Sickened
  11. We Are Cursed
DURATA:55:01

Li aspettavamo tutti al varco, i Nile di Vile Nilotic Rites. Il primo album senza Dallas Toler-Wade, la cui permanenza ultraventennale nel gruppo non dev’essere finita proprio benissimo nonostante i comunicati molto istituzionali da ambo le parti. Il primo album dopo quattro anni di silenzio, un periodo mai così lungo passato senza un nuovo lavoro fin dai tempi di Amongst The Catacombs Of Nephren-Ka, ormai ben ventuno anni fa. Il primo album con due nuovi membri in formazione: oltre a Brian Kingsland, sostituto di Toler-Wade, era la prima volta in studio anche del bassista Brad Parris (purtroppo a riprova dello storico problema della band coi suoi bassisti). Come se tutto questo non bastasse, Karl Sanders deve confermare di essere tornato quello di sempre, dopo il mediocre At The Gates Of Sethu e il migliore, ma non stratosferico, What Should Not Be Unearthed.

Premesse pesanti che però, posso dirlo, Sanders, Kollias e soci sono riusciti a scrollarsi di dosso con buoni risultati. Parto da una considerazione fondamentale: Karl Sanders ha cinquantasei anni, fa questa roba da venticinque e non è verosimile aspettarsi altra roba al livello dei suoi primi lavori. Vile Nilotic Rites non è nel modo più assoluto Black Seeds Of Vengeance, In Their Darkened Shrines o Annihiliation Of The Wicked. Consapevole del fatto che certi picchi sono distanti, rimane un buon album, intricato, ma allo stesso tempo diretto e orecchiabile, per gli standard dei Nile.

Quali siano gli standard dei Nile è un’altra faccenda: caos, aggressività, brutalità, complessità e un sacco di catacombe e faraoni, ovviamente, ma anche re Assiri e genocidi. Più in generale: culture antiche e brutal death metal con un tasso tecnico altissimo. Oltre a questo, però, i veterani del Sud Carolina hanno voluto spaziare, aggiungere passaggi più lenti (“That Which Is Forbidden”), momenti assurdamente più veloci (“Snake Pit Mating Frenzy”, che ricorda quasi gli esordi quanto a brutalità scellerata), l’ormai immancabile interludio etnico (“Thus Sayeth The Parasites Of The Mind”), voci pulite (“The Imperishable Stars Are Sickened”) e tanto altro. Perché non si può certo rimproverare ai Nile di essersi risparmiati e di non aver voluto divagare e tentare di amalgamare cose diverse tra loro.

Questa varietà è indubbiamente dettata dallo sforzo creativo comune di tutti e quattro i membri; Sanders stesso nelle note punta moltissimo sul concetto di cooperazione, di lavoro di squadra, chiarendo che mai come in questo caso un album dei Nile è stato il prodotto dello sforzo coordinato di tutti i partecipanti. Le note divulgate raccontano che il gruppo si è concentrato così tanto sulle canzoni, sul greater good, il bene superiore dell’album che, in diverse occasioni, alcune parti dove lo sforzo del singolo spiccava troppo rispetto al contesto comune — magari in un assolo particolarmente lungo e complesso — sono state eliminate da tutti senza ripensamenti. D’altronde non è che ci sia bisogno di avere ulteriori conferme delle capacità degli strumentisti coinvolti: Sanders è uno dei migliori chitarristi sulla piazza, Kollias è universalmente riconosciuto come un batterista disumano e sarebbe inverosimile pensare che questi due mostri si circondino di giovani non al proprio livello.

Vile Nilotic Rites ha beneficiato di questo approccio, finendo per essere un album estremamente diretto, senza per questo rinunciare a tecnicismi né a strutture particolarmente intricate su brani da sette o otto minuti. La produzione rimane laccatissima anche per gli standard Nuclear Blast, ma questo ormai è un dato che bisogna assumere in partenza; tolto questo, il nuovo album dei Nile non ha sbavature e, se non stravolge i canoni di una band sulla piazza da un quarto di secolo, sicuramente ne arricchisce la narrazione. A proposito di questa: ho avuto la fortuna di fare quattro chiacchiere con Karletto in occasione del concerto di Milano qualche settimana fa. Ho scoperto un interlocutore molto guardingo e misurato, per cui, senza avere i testi alla mano, non mi è possibile entrare più in dettaglio sui contenuti dei singoli pezzi, ma azzardo dicendo che ci saranno un sacco di sabbia, maledizioni e catacombe.

Facebook Comments