NO FORGIVENESS – Divine Tragedy

Informazioni
Gruppo: No Forgiveness
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/noforgivenessinsanearea
Autore: Mourning

Tracklist
1. Overture
2. Everybody
3. N-Crypt (feat. Moontear from Circus Of Damnation)
4. K-Time
5. In The Name Of Shit
6. Pandora (feat. Dusk Soprano from Chrysalys)
7. Natural Born Sinners
8. 0-8-0 (The Divine Tragedy)
9. Hidden Truth
10. Dance With The Devil
11. Anthem
12. The Falling Page (feat. Pi Greco from Digitalis Purpurea)

DURATA: 46:30

Il duo torinese dei No Forgiveness formato da Holy Smoke e Celesh, rispettivamente voce e chitarra e in egual misura fautori della componente elettronica del progetto, giunge al terzo album, “Divine Tragedy”, continuando a seguire il modello del concept.
Il titolo non poteva che preannunciare un’opera legata all’esplorazione di più “mondi” (come non immaginare il viaggio di Dante attraverso i tre livelli post-terreno) tributando il sommo poeta con estratti recitati della composizione del 1300 a fare capolino in “Overture” e nella conclusiva “The Falling Page”, alpha ed omega del platter.
Il genere in sè non è definibile e catalogabile in una precisa direzione, ebm, industrial, dark, gothic e horror metal vengono sapientemente inseriti in una pignatta che ribolle continuamente, il disco ha una forte inclinazione catchy e non esula dallo sfruttare trovate “danzerecce” vedasi il sampler di “Rock This Party”, pezzo di Bob Sinclair incastonato in “Everybody”.
Non fatevi ingannare però dall’apparenza, i due musicisti possiedono una vena particolarmente ispirata che permette loro di dar vita a melodie di una decadenza lucida non di poco conto, è la parte centrale del platter a godere degli spunti migliori, un filotto che va da “In The Name Of Shit” sino a “0-8-0 (The Divine Tragedy)” fra picchi elevati di fascino malsano e fraseggi strumentali carichi d’impatto evocativo, buono da questo punto di vista l’apporto in “Pandora” di Dusk Soprano cantante dei Chrysalys nell’impostare la corale lirica su un riffato corposo.
Nella biografia si parla d’influenze mansoniane, da parte di Trent dei N.I.N. e Rammstein, il primo è presente forse nel modo d’impostare le scelte più enfatizzate, tra metallizzazioni, atmosfere sinistre e una moderna voglia di dancefloor gotico, nomi come Ministry, Rob Zombie e Deathstars non mi sento di escluderli come papabil riferimenti, ciò non fa altro che alimentare il mio pensiero già positivo su una realtà che ha escogitato il modo di far rientrare nel proprio operato una gamma ampia di varianti orchestrate corettamente e fornendo loro una produzione adeguata nel supportarne le movenze di “Divine Tragedy”.
I No Forgiveness sono sicuramente adatti a chi segue la scena industrial, ebm e alternative, è anche vero che un disco simile può essere considerato una “fuga” piacevole di tanto in tanto anche per chi come il sottoscritto ha preferenza per altre tipologie d’ascolti, provate a indossare il “vestito scuro” di questi ragazzi e vedete se la taglia fa per voi.

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