NOFUCK – Existenzminimum

 
Gruppo: Nofuck
Titolo: Existenzminimum
Anno: 2007
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti:

Sito web  Facebook  Youtube

 
TRACKLIST

  1. Nofuck
  2. Shattered Dreams
  3. In Hail
  4. Abstinç
  5. Tragedy
  6. Australian Girl
  7. Existenzminimum
  8. Why Me? 
DURATA: 31:28
 

Capita, certe volte, di imbattersi per caso in band che hanno tutte le carte in regola per fare un discreto salto di qualità, ma per un motivo o per un altro si ritrovano ancora relegate a un panorama prettamente underground. È questo forse il caso dei quasi-romani Nofuck, gruppo thrash metal sorto più di dieci anni fa in quel di Civitavecchia, ma che è riuscito a mettersi in gioco, proponendo un disco completo, solo nel tardo 2007, dopo già parecchi anni di attività.

E si può dire che l'autoprodotto debutto "Existenzmimimum", riuscendo ad amalgamare parecchi elementi diversi in modo eterogeneo ma allo stesso tempo coerente, sia un disco che denota già una certa maturità artistica, e che può senza dubbio definirsi convincente. Nelle otto tracce che compongono l'abbondante mezz'ora totale del disco, infatti, si trovano influenze che spaziano da un certo thrash anni '80 al più preponderante e centrale thrash moderno, fino a osare verso lidi thrash-core e death-core.

A chiarirci fin da subito le idee è l'apertura "Nofuck": dopo il motto «forced sexual abstinence causes serious brain damage», breve e ironica spiegazione del concetto che sta dietro al gruppo, le danze vengono aperte da un riffetto minimale di introduzione che ammicca un po' ai Sepultura di "Chaos A.D.", influenza che troverà immediata conferma nell'impronta vocale dell'ottimo cantante campano Daniele "Ogre" Cristiano, decisamente debitrice della scuola Cavalera. Il background strumentale, però, non può che essere accostato ai grandi Pantera: il suono, un feeling del tutto particolare che scorre tra chitarra e batteria e un certo tipo di linee di basso non possono che rendere palese il richiamo agli Americani. La traccia, tra le più brillanti dell'album, scorre liscia e decisamente pestosa, fino a liberare uno dei rarissimi assoli di chitarra del disco, che invece, dal canto suo, è ispirato a uno stile più tradizionale. È questo uno dei pochi casi in cui i Nofuck si lasciano andare in sezioni solistiche: si può dire infatti che i Nostri badino molto più alla sostanza che ai fronzoli, e la tecnica fine a se stessa in questo album è un elemento lasciato definitivamente ai margini.

Nei pezzi successivi i Nofuck sanno confermare la loro bravura nel condensare elementi diversi fra loro, senza però mai esagerare e buttare troppa carne al fuoco; ogni pezzo avrà il suo ascendente, e il disco sarà un violento susseguirsi di gran bei riffoni, accompagnati da una martellante sezione ritmica; senza un respiro, si passerà dalla spacca-ossa "Shattered Dreams", in cui quel moderno thrash-core massiccio e carico di groove alla Machine Head troverà il suo spazio, a "Tragedy", il cui splendido riff elaborato ricorda vagamente gli Annihilator dei bei tempi, passando per due tracce, "Abstine" e "In Hail", che sono forse un po' meno peculiari, ma sempre terribilmente rocciose.

Gli ultimi tre pezzi, poi, sono un'autentica mazzata sui denti: partendo da una moderna, potente e spedita "Australian Girl", si passa a "Existenzminimum", decisamente su un altro livello: la titletrack sa infatti raccogliere con grande maestria gran parte degli elementi finora descritti, aggiungendo però delle sezioni melodiche cariche di personalità; probabilmente la traccia più matura del disco, che lascia poi spazio alla conclusiva "Why Me?", ultima, splendida perla che il gruppo ci regala, la quale si inserisce sicuramente tra i pezzi più azzeccati dell'album.

A livello di produzione il disco si difende bene, anche se non dispiacerebbe, in certi frangenti, poter ascoltare con più chiarezza le ritmiche, di per sé ben congegnate; anche la voce, talvolta, è un po' troppo coperta da un reparto chitarristico leggermente invasivo. Il suono, però, è pulito, e il riffing è sempre eseguito egregiamente: si può dire che il quintetto romano abbia saputo dare all'album una sonorità molto adatta al tipo di musica che aveva in mente.

Sicuramente i Nofuck possono migliorarsi parecchio: il loro è un thrash ancora piuttosto derivativo e con qualche difetto di produzione, ma nella composizione di questo disco si vedono sicuramente delle ottime idee e una capacità realizzativa decisamente all'altezza. Sappiamo che è già in cantiere il prossimo album e non possiamo far altro che aspettare, per vedere se sapranno perfezionarsi e, soprattutto, se qualche etichetta noterà il grande potenziale che è dietro a questa band.

Facebook Comments