Noircure - Kyrie | Aristocrazia Webzine

NOIRCURE – Kyrie

Gruppo: Noircure
Titolo: Kyrie
Anno: 2022
Provenienza: Italia
Etichetta: Avantgarde Music
Contatti: Facebook  Bandcamp
TRACKLIST

  1. Brumous
  2. Rovi
  3. Kyrie
  4. Mirifical
  5. Petrichor
  6. Halcyon
  7. Endora
DURATA: 50:08

Non ci sono dubbi, qui tutto è ciò che sembra: Kyrie, il primo album della one man band nostrana Noircure, è proprio un disco blackgaze. Copertina pulita, a metà tra il cosmico e l’onirico, tracce dai titoli sobrissimi e una sola persona a tenere in piedi la baracca, il brindisino Raffaele Galasso, responsabile non solo del cantato, degli arrangiamenti, dei testi e della strumentazione tutta, ma anche del mixing e del mastering dell’opera. Insomma, un primo disco che mette subito giù tutte le carte in tavola, offrendoci un assaggio del potenziale della cura nera del progetto, formula che ha saputo addirittura convincere Avantgarde Music.

Come messo in chiaro anche nella descrizione del disco su Bandcamp, Kyrie è un album per fan di Alcest, Lantlôs e Sadness, e già dal primo ascolto si intuisce subito quanto Galasso sia effettivamente debitore ai gruppi menzionati. Per quanto raffinato e modulato con un certo grado di personalità, il debutto di Noircure è sicuramente indebitato ai capisaldi del blackgaze e di un certo tipo di black post-atmosferico, oltre che allo shoegaze nudo e crudo. Faccio riferimento soprattutto ai lituani Au-Dessus per le sezioni più concitate, a tratti anche piuttosto lontane dalle movenze classiche di casa Alcest, ma anche — per restare dalle nostre parti — ai primi Klimt 1918 per le stratificazioni in clean cadenzate con una certa ritmica.

Non solo strizzate d’occhio e richiami al già visto e al già sentito, però. Kyrietermine di origine greca entrato poi nel vocabolario latino come formula fissa di matrice religiosa: «Signore (abbi pietà di noi)» — porta con sé una certa dose di già annunciata originalità. Nulla di sconvolgente, sia chiaro, ma sicuramente molto piacevole. Siamo sul piano del cantato, l’elemento forse più pregevole dell’intero arsenale a disposizione di mastro Galasso. Il mastermind di Noircure ha sicuramente cose da dire sulle sei corde e sa come dirle, ma dietro al microfono dà probabilmente il meglio di sé, alternando puliti eterei a scream ferali, a tratti reminiscenti di quel depressive un po’ strozzato e arrancante (“Mirifical”, “Halcyon”) che tanto ben si sposa con le atmosfere ultra-dense e melense del blackgaze.

A chiudere i cinquanta minuti di debutto firmato Noircure c’è “Endora”, nella cui prima metà sembra emergere in maniera tutt’altro che celata una certa passione per il doom di tipo arioso e dilatato. Sul fronte degli arrangiamenti nulla di particolarmente memorabile, mentre salta invece all’occhio — e all’orecchio — il lavoro di missaggio e rifinitura di Kyrie operato dallo stesso Galasso: le voci pulite sono terse, quelle sporche ruvide e riarse; ogni strumento è dosato col contagocce e plasmato in maniera tale che abbia il giusto peso e occupi il dovuto spazio nel risultato finale.

Un disco per molti versi derivativo, dunque, tuttavia non certo privo di buoni spunti. Così com’è, Kyrie ci offre una buona istantanea delle potenzialità del neonato progetto nostrano: un’entità cangiante, fumosa, che sicuramente interesserà gli avidi cultori delle sonorità rese famose da Neige, dai Les Discrets e affini, ma che potrebbe anche fare al caso di chi ama perdersi nelle trame di certi Novembre o nella vastità cosmica degli Ison; tutto a patto che, nel tempo, il buon Galasso dia un taglio più netto e deciso alla sua creatura e ci consegni una prova più ispirata e personale. Insomma, Noircure promosso sulla fiducia, per ora: al prossimo lavoro!