NOLDOR – In Woods Of Elfes

NOLDOR – In Woods Of Elfes

 
Gruppo: Noldor
Titolo:  In Woods Of Elfes
Anno: 2013
Provenienza: Germania
Etichetta: Mandarangan Recordings
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Fangorn
  2. Elbenzauber
  3. Düsterwald 3
  4. Sternen Himmel (Elbereth Gilthoniel)
  5. Gondolin
  6. Ainur
  7. Lorien
  8. Imladris
  9. Düsterwald
  10. Korsaren Von Umbar
  11. Quendi
  12. Unsterbliche Liebe 1
  13. The Dark Lord
DURATA: 34:12
 

Diverse le curiosità relative alla creatura Noldor: inaugurato dal giovanissimo Tim Meier, classe '93, lo scorso anno, si tratta di un progetto solista (per qualche mese la formazione è stata a due, con un cantante presto dileguatosi) di derivazione tolkieniana che in meno di ventiquattro mesi ha dato alle stampe svariati album, numerosi split, un totale di demo e chi più ne ha ne metta. Tutto rigorosamente "do it yourself" o quasi.

Nonostante ci sia una certa querelle riguardo a cosa effettivamente la musica di Tim Meier proponga (chi dice raw black metal, chi atmospheric black, l'artista stesso sulla sua pagina Facebook si definisce noise), da ciò che si può sentire in "In Woods Of Elfes" e in quei pochi brani presenti su Internet, Noldor è una creatura ambient, e l'Ildjarn di "Hardangervidda" è indubbiamente il primo nome "importante" cui fare riferimento. Punto.

La giovane età di Tim, che da qualche tempo ha preso a definirsi "Untrve Ambient Scene Infiltrator", gioca a suo favore, a parziale discolpa del fatto che questo cd-r sia una mezza schifezza. Tredici tracce che più disomogenee e disorganiche non si può: la prima, "Fangorn", non è altro che uno scalpiccio di piedi su un manto di foglie secche e qualche ruscelletto che scorre qua e là, ed è probabilmente l'unica ad avere un'identità precisa e un qualche richiamo verso il nome che le è stato assegnato. Qualsiasi altro titolo potrebbe benissimo riferirsi a un qualunque diverso brano all'interno del lotto, e il risultato non cambierebbe. Nessun legame unisce la musica al proprio nome, e viene da pensare che l'autore abbia saccheggiato un libro di Tolkien in modo assolutamente acritico e ignorante, niente più.

Via via il patchwork di suoni si arricchisce di cose a caso, con i fields recordings spariti già dopo la prima traccia a favore, appunto, delle melodie sintetiche di estrazione Ildiarn-iana, che — se potrebbero non essere del tutto da buttare — hanno tuttavia serissimi problemi a trovare una loro effettiva dimensione: i pezzi iniziano e finiscono in maniera del tutto insensata, alle volte tagliando a metà in maniera ridicola un loop in piena esecuzione. Proseguendo, è il pianoforte, sempre campionato, a farla da padrone ("Düsterwald"), ma di nuovo, a un certo punto, il brano si interrompe e il successivo inizia in medias res, senza apparente ragione e senza alcuna continuità.

Insomma, se il giovane Meier vuole davvero consegnare ai posteri un'opera musicale di un qualche spessore, forse è il caso che si fermi, razionalizzi il proprio operato e, anziché pubblicare ottocentoquarantasette album di dubbia qualità, si concentri su qualcosa e ci lavori in modo serio. Allo stato attuale, il contenuto, magari (forse, chissà) salvabile è oltremodo viziato da una forma del tutto sconnessa, per non dire proprio sbagliata. O almeno che impari come si usano gli effetti di fade, per far finire un brano in maniera civile, e qualche rudimento di inglese per evitare strafalcioni come il titolo di questo stesso album.

 

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