NOMAD – Transmigration Of Consciousness | Aristocrazia Webzine

NOMAD – Transmigration Of Consciousness

Informazioni
Gruppo: Nomad
Anno: 2011
Etichetta: Witching Hour Productions
Contatti: www.myspace.com/nomadsatanicdeathmetal
Autore: Mourning

Tracklist
1. Intro – Are You Ready…
2. The Demons’s Breath
3. Intro
4. Dazzling Black
5. Intro
6. Identity With Personification
7. Intro
8. Pearl Evil
9. Intro
10. Abyss Of Meditation
11. Intro
12. Flames Of Tomorrow
13. Intro
14. Raised Irony
15. Intro
16. Four Percent Of Hate
17. Outro

DURATA: 40:32

NOMAD - Transmigration Of Consciousness La formazione polacca dei Nomad, attiva dal 1994, è una di quelle che ho sempre atteso al varco, discreti i dischi sinora prodotti, in particolare consiglio d’ascoltare “The Devilish Whirl” e il successivo “Demonic Verses (Blessed Are Those Who Kill Jesus)”, accoppiata che mi aveva fatto sperare in un salto di qualità ahimé mai giunto.
2011, nuovo capitolo, “Transmigration Of Consciouness”, saranno riusciti nell’impresa? La risposta è nì.
Mi ritrovo fra le mani una prova solida, un riffato scuro, una tracklist infarcita da troppi stop sottoforma di “Intro”, “Interlude” e “Outro” posti a creare una sorta di percorso a tappe da seguire ma che non fanno altro che spezzare il mood del platter che di per sè, per com’è stato concepito, è fautore di un climax inquietante, intrigante, peccato che venga penalizzato da soluzioni che non sfondano del tutto facendolo rimanere in bilico fra la prova appena sufficiente e “il vorrei ma non posso”.
Esplico il concetto, la scaletta possiede delle tracce interessantissime come “Dazzing Black”, “Abyss Of Meditation”, “Pearl Evil” e “Flames Of Tomorrow”, che sono sorrette da un songwriting deciso e dai tratti “spaziali”, ambientazione perfetta per lo svolgimento del disco, si vedono però smorzate da un cantato sin troppo monocorde, l’impostazione usata ripetutamente da Bleyzabel Balberith con quel growl poco profondo e statico non muta quasi mai, dico quasi perché in alcuni passaggi tende a modificarsi graffiando maggiormente come avviene in “Raised Irony” e in “Four Percent Of Hate” in cui finalmente decide di spingere un pelo divenendo più “brutale”, non è comunque abbastanza.
D’altro canto però strumentalmente i Nomad il loro mestiere lo conoscono bene e nel momento in cui infilano ritmiche tribali, cosa che succede in più di un’occasione, le chitarre inanellano riff che si frantumano nel nulla facendo espandere quella sensazione di adimensionalità e qualche buon assolo viene innestato per adornare le tracce, la ruota sembra quindi girare nel verso giusto.
Il pensiero che mi è rimbalzato più volte in testa è questo: se si sta osando, se si è così volenterosi dall’uscire da uno schema death metal classico nazionale ormai collaudato, perché perdersi in un bicchier d’acqua?
Sì, perchè in fin dei conti, “Transmigration Of Consciouness” è un lavoro discreto che se fosse stato dotato di dinamiche più evolute in chiave di riffing, magari mettendo da parte un po’ di potenza a favore di un minimo di progressione, agevolando così il lavoro del batterista più libero di sfogarsi nella costruzione dei pattern che adesso risultano leggermente “inquadrati”, probabilmente avrebbe donato a note e ambiente un collante dalla diversa e sostanzialmente più importante efficacia.
Un passaggio nello stereo ai Nomad non l’ho negato e non lo negherei di sicuro né ora, né in futuro, “Transmigration Of Consciousness” troverà di sicuro chi lo apprezzerà in pieno e chi se lo godrà per ciò che è, un gradevole album death metal che svolge il proprio compito e nulla più, da loro però vista la strada intrapresa attendo questo benedetto disco della svolta, ragazzi dopo diciassette anni è arrivata l’ora di entrare nel giro che conta.