NOMINON – Diabolical Bloodshed

 
Gruppo: Nominon
Titolo: Diabolical Bloodshed
Anno: 1999
Ristampa: 2008
Provenienza: Svezia
Etichetta: Deathgasm Records
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TRACKLIST

  1. Malicious Torment
  2. Sodom's Fall
  3. Night Of Damnation
  4. Servants Of The Moonlight
  5. Cemetery Of Life
  6. Son Of The Dragon
  7. No Holy Ghost Shall Rise
  8. The Sufferer
DURATA: 37:02
 

I Nominon sono una creatura death metal al momento in pausa, sorta agli inizi degli anni Novanta, ma che diede vita al suo vero e proprio debutto solo nel 1999 con "Diabolical Bloodshed". Al tempo era composta da Niklas Holstensson alla voce, Jonas Mattsson (ex Devian, Griftegård, Rise And Shine e Sargatanas Reign) e Juha Sulasalmi alle chitarre, Lenny Blade al basso (ex Funeral, Hypnosia, Bullet, Pagan Rites e Church Bizarre) ed Emil Dragutinovic (ex Marduk, Devian e The Legion) alla batteria.

Lo stile del disco è il più classico degli esempi di death metal di stampo scandinavo, del resto la band nacque nel periodo più florido del movimento e fu contagiata sin da subito, cronologicamente parlando, dal morbo mortifero di gente come Entombed e Dismember. È altresì vero che in alcune sezioni è possibile percepire l'influsso statunitense dell'era primordiale di artisti altrettanto seminali quali Morbid Angel e Malevolent Creation, il quale arricchisce una proposta tanto nota quanto sempre ben accetta. L'esplosiva miscela di marcescenza, melodie accattivanti o sinistre e atmosfere cupe si concretizzò in brani di sicuro gradimento quali "Malicious Torment", "Sodom's Fall", "Servants Of The Moonlight", "Cemetery Of Life" e "No Holy Ghost Shall Rise", mantenendo comunque la prestazione nel suo complesso ben più che semplicemente dignitosa.

A conti fatti, "Diabolical Bloodshed" era un buonissimo album al tempo della sua pubblicazione e lo è tutt'oggi. Resta ancora adatto a chi ama il death metal adornato da inserzioni solistiche più che discrete ed è dotato di una produzione che valorizza la strumentazione in toto, apprezzabile in particolare per il rilievo garantito alle linee di basso di Blade; viceversa la voce di Holstensson avrebbe forse meritato maggiore spinta nel mix. È il parto di una compagine che probabilmente avrebbe meritato un maggior seguito, anche se realtà valide e longeve quanto la loro, penso ad esempio ai Paganizer, rimangono anche oggi poco note ai più. Non che ciò sia davvero un male, dal momento che non hanno mai pubblicato vere e proprie porcate, almeno a memoria personale.

I Nominon sono faticatori dalle spalle larghe, che aggiungono sprazzi di qualità disseminati qua e là a una buona e riconoscibile base. Una band che si farà facilmente strada fra chi vive di pane, sonorità old school e anni Novanta. Non sono dei geni, ma onesti quanto efficaci operai specializzati nel genere.

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