NORTHERN OAK – Monuments

NORTHERN OAK – Monuments

 
Gruppo: Northern Oak
Titolo: Monuments
Anno: 2010
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Sun God's Wrath
  2. Gawain
  3. Into The Forest
  4. Silvan Lullaby
  5. Arbor Low
  6. Nivis Canto
  7. Cerridwen's Round
  8. The Scarlet Woman
  9. Death In The Marshes
  10. Pavane In G Minor
  11. In These Hills
DURATA: 54:05
 

Ascoltando una buona mole di musica, mi pongo sempre più spesso una domanda: ma certe band come cazzo fanno a essere senza contratto? In alcuni casi mi auguro sia una scelta propria, dovuta alla libertà di poter produrre ed elaborare la musica in modo che nessuno possa metterci becco; purtroppo so che per la maggior parte di loro non è così. Il quesito è tornato prepotentemente a galla dopo aver assaporato per un paio di giorni di fila l'opera dei Northern Oak intitolata "Monuments".

La formazione britannica, di Sheffield per essere precisi, è fautrice di una prova folk-prog metal dalle tinte black ricercata, mai noiosa e soprattutto profondamente radicata nella cultura nazionale. L'album è similare a una storia introspettiva che racconta del legame uomo-tradizione-natura, ciò emerge vivido e accorato nel momento in cui il dolore diviene una guida capace di far superare l'ostracismo del pregiudizio e della modernità a favore di una ricerca nel passato per far affiorare nuovamente le radici che ne hanno tenuto in vita il mito sino ai giorni nostri.

Nel disco ogni singolo elemento ruota e si muove in modo che l'esistenza umana e la sua connessione con la Madre Terra siano in contatto e possano dire la loro. I brani sono veramente ben orchestrati, passando da ritmiche dolciastre e narranti nelle parti più folk a riff metallici colorati di un nero notte, sino a giungere a momenti nei quali si percepisce in pieno la sintonia fra note ed emozione: ciò che ti fa dire amo questo lavoro.

Non sono mai stato un appassionato del panorama folk, eppure negli ultimi due o tre anni ho scoperto tante realtà affascinanti che neanche avevo sentito nominare. queste spesso e volentieri attraverso ricche escursioni sonore in altri stili sono riuscite a far breccia nei miei ascolti ed è successo anche stavolta. Non posso negare che quando sono nella mia stanza e le note di "Gawain" raccontano della leggenda del poema cavalleresco di "Sir Gawain E il Cavaliere Verde" mi sento invogliato ad andare a scoprire di più sull'argomento e v'invito a farlo, poiché il regno di Artù e il simbolismo insito in questa storia sono qualcosa di veramente grande.

C'è l'attimo in cui sei talmente accarezzato dalla leggiadria silvestre di "Silvan Lullaby" che ti lasci andare e viene naturale rilassarsi; altri momenti in cui la narrazione diviene evocativa ("Into The Forest") o appena accennata ("Nivis Canto"); altri ancora che prediligono dar lustro alla componente di matrice black ("Arbor Low" e "The Scarlet Woman"), ma non c'è un solo secondo che vada fuori coordinata o allenti il flusso di un fiume che regola il suo scorrere colmo di bizze, riuscendo a rimanere entro gli argini che lo custodiscono.

"Monuments" è un lavoro caldo e passionale, con un uso affascinante del flauto da parte di Catie "Cerridwen" Williams ed è altrettanto bello quello del piano e delle tastiere, tesi ad aumentare l'impatto emotivo delle canzoni. A dir poco indovinata infine l'apparizione del clavicembalo in "Cerridwen's Round", che dona un che di ancestrale alla traccia.

Non riesco a trovare un vero e proprio difetto all'opera dei Northern Oak, non è sicuramente un disco diretto e deve essere vissuto con il supporto dei testi per avere un'approfondita immersione nel loro mondo. Il libretto informativo composto da sedici pagine è stato curato, sia per colori che per stampa, in maniera professionale e adatta a referenziare la musica con cui condivide il campo. C'è poi da tenere in conto anche il ritratto in fronte creato dal signor Travis Smith (il nome Opeth vi dice qualcosa?) e che fra composizione di fino e una produzione di alta resa abbiamo fra le mani un "Monuments" che si candida fra i consigli d'acquisto immediato.

Chi avesse già avuto il piacere d'imbattersi nei Northern Oak con questo secondo lavoro avrà ricevuto la conferma che andava cercando, gli inglesi sanno il fatto loro e sarà quindi motivato nel dare una chance al disco. Chi invece leggendo queste righe sfrontatamente — lo ammetto, che ci posso fare — infervorate dall'effetto che le canzoni hanno avuto sul sottoscritto abbia trovato un solo minimo spunto per provare a conoscerle non lo faccia morire e vada fino in fondo, la band se lo merita.

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